CATANIA – Il ciclone Harry, che tra il 20 e il 21 gennaio ha colpito Catania, ha riportato al centro del dibattito la fragilità del territorio urbano e costiero.
A lanciare l’allarme sono il Comitato di proposta per il Parco Territoriale Monte Po–Vallone Acquicella, il Comitato Parco Orti della Susanna, il Comitato per la difesa e la salvaguardia della Scogliera d’Armisi di Catania, Fridays For Future Catania, Lipu Catania, l’Osservatorio per le Politiche Urbane e Territoriali, Volerelaluna e WWF Sicilia Nord-Orientale, che in una nota congiunta chiedono un cambio di passo nelle politiche urbane e ambientali della città.
Secondo le associazioni, quanto accaduto non può essere considerato un evento eccezionale. “Va detto con chiarezza: non esiste più un ‘meteo normale’ in un clima che si sta riscaldando”. Un Mediterraneo più caldo e un’atmosfera più instabile, spiegano, “aumentano l’energia disponibile per i fenomeni estremi”, con piogge intense concentrate in poche ore e mareggiate sempre più dannose, aggravate dall’innalzamento del livello del mare.
Nel documento si sottolinea come, anche con politiche climatiche ambiziose, “questi eventi estremi saranno inevitabilmente sempre più frequenti e, quando si verificano, potenzialmente più violenti e più dannosi”. Per questo, accanto alla riduzione delle emissioni, “la priorità è rendere Catania più resiliente con un adattamento immediato e misurabile”.
Le associazioni ricordano di aver già posto queste criticità all’attenzione dell’Amministrazione comunale, anche in riferimento alla legge europea sul Ripristino della Natura, proponendo un Piano di Infrastrutturazione Verde che preveda nuove aree verdi, stop al consumo di suolo e alla impermeabilizzazione, e interventi di deimpermeabilizzazione per ridurre le portate di piena delle piogge intense.
Lipu e WWF Sicilia Nord-Orientale richiamano inoltre la necessità di bacini di laminazione nella zona sud della città, dal Villaggio Santa Maria Goretti alla foce dell’Acquicella e alla Zona industriale, “perennemente allagata anche in occasione di piogge di intensità non elevata”. Viene ribadita anche la richiesta di eliminare edifici in aree ad alto rischio e di rinaturalizzare la fascia costiera sabbiosa.
Tra le priorità indicate figurano infine la tutela della scogliera lavica e la messa in sicurezza delle infrastrutture essenziali da Armisi a Ognina, attraverso “interventi basati sulla natura che possano tutelare il lungomare e valorizzare una delle caratteristiche più peculiari di Catania”.
Il nodo centrale resta il nuovo Piano Urbanistico Generale. Le associazioni chiedono che “durante la redazione del PUG venga istituito un tavolo tecnico permanente” e che “l’adattamento entri nel PUG e nelle scelte urbanistiche e di gestione ordinaria della città, con tempi, responsabilità e monitoraggio pubblico”. La nota si chiude con una domanda rivolta alle istituzioni: “Questo è chiedere la luna?”.

