CATANIA – Una guerra di mafia che contrappone a Catania i gruppi criminali del rione Monte Po e la cosca dei ‘Cursoti milanesi’ maturata in un contesto di crescente tensione legato anche alla gestione di attività illecite sul territorio.
Sarebbe il movente del conflitto a fuoco avvenuto il 23 agosto scorso nelle strade di Motta Sant’Anastasia e della ‘riunione’, tre giorni dopo, a Monte Po, di otto esponenti di uno dei due gruppi che si stava organizzando per un’imminente azione di fuoco, sventata per l’intervento di militari dell’Arma. E’ la tesi della Procura distrettuale di Catania che ha fatto eseguire sette fermi da carabinieri del locale comando provinciale e della squadra mobile della Questura etnea.
I reati ipotizzati, a vario titolo, sono porto illegale di armi comuni da sparo, ricettazione di arma clandestina, detenzione abusiva di munizionamento e di un giubbotto antiproiettile e spaccio di sostanza stupefacente ai fini di spaccio. Contestata anche l’aggravante mafiosa.
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Durante il controllo dei carabinieri di Nesima nel rione Monte Po del 26 agosto sono stati sequestrati una pistola calibro 22 con matricola abrasa, munizionamento di diverso calibro, comprese 19 cartucce calibro 7,62 ž 39 destinate ad arma tipo AK-47, oltre due chilogrammi di marijuana, un giubbotto antiproiettile con colorazione mimetica, un passamontagna, una tuta monouso, guanti in lattice e una giacca riconducibile a personale sanitario del 118.
Gli approfondimenti investigativi successivi, spiega il procuratore Francesco Curcio, “hanno consentito di ricondurre anche questo episodio alla medesima contrapposizione criminale emersa dopo la sparatoria di Motta Sant’Anastasia”. Le attività tecniche, di carabinieri e polizia, secondo il magistrato “avrebbero, infatti, evidenziato una crescente escalation tra le due fazioni, caratterizzata da azioni intimidatorie e conflitti a fuoco”.



