Catania, mafia: summit all'autonoleggio - Live Sicilia

L’autonoleggio è ‘cosa nostra’: l’auto rubata e la rabbia dei boss

Nella ditta Brio, finita sotto sequestro, si svolgevano i summit mafiosi.
OPERAZIONE ODISSEA
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CATANIA –  “Ci sono i ragazzi ed è cosa nostra”. Il messaggio di Carmelo Messina – arrestato oggi nel blitz Odissea e parte del triunvirato che avrebbe gestito Acireale per conto dei Santapaola-Ercolano – a una vittima di estorsione è forse la fotografia più nitida di quello che per il clan rappresenterebbe l’autonoleggio Brio (riconducibile a Giuseppe Florio ‘Brioschia’), oggi sequestrato dalla polizia. Alcuni lavori fatti male nella sua casa dovevano essere pagati lo stesso. La paura ha portato l’uomo a versare le somme a rate visto l’importo esoso, ma quando ha saputo dell’arresto dei suoi ‘esattori’ ha tirato un sospiro di sollievo. Il problema è che al campanello di casa, dopo qualche tempo, suona “Carmelo”. E così ricomincia l’incubo. “Mi ha detto che entro novembre avrei dovuto pagare il denaro che manca e che lui ha quantificato in altri 9 mila euro, presentandomi all’autonoleggio Brio di Acireale”, racconta la vittima agli inquirenti.

L’autonoleggio sarebbe stato una sorta di base logistica del gruppo mafioso di Acireale. Le telecamere della polizia immortalano Messina ‘u pisciaru’ e Giuseppe Indelicato ‘u spiddu’ (altro uomo della cabina di comando di Acireale alle dirette dipendenze di Nino Coca cola Patanè) assieme a Florio proprio davanti a Brio.

Ma sono le intercettazioni a far comprendere quanto la ditta sia considerata una ‘proprietà’ dal gruppo mafioso. Ed è soprattutto quando rubano una macchina presa a nolo da un cliente – il 2 novembre 2019 –  che questa ‘considerazione’ si manifesta. Florio, Rosario Panebianco (con un ruolo superiore nella piramide acese dei Santapaola) e Alfio Brancato si danno da fare per recuperare l’auto ‘sottratta’. E ottengono il risultato. Il giorno dopo però Salvatore Indelicato appare contrariato per “il regalo” che dovrebbero fare a “Pietro Giovanni Pappalardo per avere ottenuto il recupero dell’auto. “Che vuole soldi da noialtri?”,  chiede. Poi il suo interlocutore spiega che dovrebbero rivalersi sul ‘cliente’. Ma nonostante il ‘recupero’ esplode la rabbia di Giuseppe Florio che raccontando cosa fosse successo esclama: “i machini nostri non l’anna a tuccari”. Le loro auto non si toccano. Il furto è considerato un vero e proprio affronto al clan. 


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