Catania ricorda Montana e Lizzio, vittime della mafia

Catania ricorda Montana e Lizzio, vittime della mafia e simboli di legalità

LIZZIO MONTANA
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Corone d'alloro e una messa in memoria dei due investigatori della Polizia

CATANIA – Due corone di alloro inviate dal capo della Polizia sono state deposte oggi al cimitero monumentale di Catania sulle tombe del commissario Giuseppe Montana e dell’ispettore capo Giovanni Lizzio, in ricordo del sacrificio dei due investigatori uccisi dalla mafia.

In loro memoria è stata celebrata anche una messa nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano, officiata dal cappellano della Polizia di Stato, padre Salvatore Interlando, alla presenza dei familiari dei caduti e dei loro colleghi.

Quest’anno ricorrono i 41 anni dall’uccisione di Giuseppe Montana, detto Beppe, simbolo della lotta alla mafia in uno dei periodi più difficili del contrasto a Cosa nostra. Alla guida della sezione Catturandi della Squadra Mobile di Palermo, collaborò con il pool antimafia, contribuendo all’arresto di numerosi latitanti e al sequestro di ingenti quantitativi di droga e armi. Fu assassinato il 28 luglio 1985, a 34 anni, da un commando mafioso a Porticello, frazione di Santa Flavia, mentre si trovava con la fidanzata.

Sono invece trascorsi 34 anni dall’agguato mafioso in cui perse la vita Giovanni Lizzio, ispettore capo della Squadra Mobile di Catania, responsabile prima della sezione antiestorsioni e successivamente della sezione antiracket. Sposato e padre di due figlie, fu ucciso la sera del 27 luglio 1992 mentre era fermo con la propria auto al semaforo di via Leucatia.

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Due sicari in motocicletta lo affiancarono e gli spararono diversi colpi di pistola. Trasportato d’urgenza all’ospedale Cannizzaro, morì poco dopo. Nel corso della sua attività investigativa aveva condotto importanti indagini che portarono all’arresto di numerosi estorsori legati ai clan mafiosi.

Le commemorazioni hanno ricordato il valore umano e professionale dei due investigatori, simboli dell’impegno dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata e del sacrificio condiviso anche dalle loro famiglie.


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