Catania, il 'buco' all'istituto pedagogico: la decisione dei giudici

Catania, processo per il ‘buco’ nell’istituto pedagogico: due assoluzioni

Tribunale di Catania
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La decisione dei giudici
LA SENTENZA
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 CATANIA- La prima sezione del Tribunale penale di Catania ha assolto, con la formula perché il fatto non sussiste, due dipendenti dell’istituto medico psicopedagogico ‘Lucia Mangano’: Gaetano Consiglio e Giuseppe Cardì, dall’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’appropriazione indebita nella gestione della struttura. I giudici hanno condiviso la tesi del collegio di difesa costituito dagli avvocati Salvatore Ragusa, Giuseppe Sinatra, Stefania Gallo e Gaetano La Porta.

La decisione del Tribunale

 Secondo il Tribunale – scrive l’agenzia Ansa – “anche ove si ritenesse dimostrata, a monte, l’esistenza di un sodalizio facente capo ad altri soggetti, resta comunque privo di prova che gli odierni imputati ne abbiamo fatto parte con piena consapevolezza”. “Le loro posizioni lavorative o retributive – si legge nella sentenza ‘motivata’ – risultano, piuttosto, eventualmente utilizzate da altri nell’ambito di un meccanismo illecito del quale non è dimostrato che essi avessero piena contezza”.

 Per il presunto ‘buco’ al Lucia Mangano, col rito abbreviato, il 9 luglio del 2020, il gup di Catania, Oscar Biondi, ha condannato a due anni di reclusione l’allora presidente del Cda, Corrado Labisi, a otto mesi la moglie dell’imprenditore, Maria Gallo, e a sei mesi la figlia Francesca Labisi. Il processo d’appello è ancora pendente.

Le accuse

Il processo è stato incardinato su indagini della Dia coordinate dalla Procura di Catania. Secondo l’accusa, Corrado Labisi “in qualità di capo e promotore avrebbe distratto fondi dell’istituto” e Gallo Maria e i due collaboratori, assolti col rito ordinario, si “mettevano a sua disposizione simulando il proprio rapporto di lavoro e con buste paghe nelle quali figuravano somme mai effettivamente percepite da loro”.

Lo stesso avrebbe fatto anche la figlia, Francesca, che inoltre “violava i doveri derivanti dalla carica di consigliera”. Questo, sostiene la Procura di Catania, avrebbe “permesso di giustificare le uscite indebite che rimanevano a disposizione di Corrado Labisi e non dell’istituto Lucia Mangano”.

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