Cateno De Luca si difende: | "La sentenza mi dà ragione"

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Accolto parzialmente il ricorso presentato dalla Fenapi.

L'indagine
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1 min di lettura

PALERMO – “Mi è arrivata in questo momento la sentenza della commissione tributaria provinciale che attendevamo da tempo: ha stabilito che non c’è evasione né raggiri né ‘tracchigi’ come aveva ipotizzato il pubblico ministero che mi ha fatto arrestare. L’altra cosa importante è che oltre il 50% dei costi la commissione provinciale tributaria provinciale li ha riconosciuti inerenti cioè legittimi”. Lo dice in un video su Facebook il deputato regionale dell’Udc Cateno De Luca, indagato con l’accusa di evasione fiscale. Ieri il Gip di Messina ha disposto la revoca dei domiciliari sostituendoli col divieto di esercizio di posizioni apicali negli enti coinvolti nell’inchiesta. “Aspettiamo un’altra sentenza – prosegue-, però ci tenevo a dirvi che l’organo tecnico, deputato a fare queste valutazioni, è la commissione tributaria e ieri ha depositato questa sentenza; il che significa che più di qualcuno dovrebbe essere ricoverato in qualche manicomio psichiatrico”. (ANSA).

Con una sentenza depositata lo scorso 16 novembre, la Commissione tributaria di Messina ha accolto parzialmente il ricorso presentato dalla Fenapi il 15 gennaio 2016, contro l’Agenzia delle entrate e riguardante alcuni avvisi di accertamento per l’attività dell’ente di formazione Fenapi (di cui il deputato regionale Cateno De Luca, uscito ieri dagli arresti domiciliari, era presidente) negli anni che vanno dal 2007 al 2010. Secondo gli accertamenti compiuti dalla Guardia di finanza, la Fenapi non avrebbe potuto operare la deducibilità fiscale di alcuni costi. Gli imponibili, nei quattro anni, ammontano a oltre 1,7 milioni di euro. La Commissione, nell’accogliere in parte il ricorso, ha stabilito il ricalcolo degli importi soggetti a tassazione. (ANSA).

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