La Sicilia che (non) vorrei: scrive Leonardo La Piana

La Sicilia che (non) vorrei: basta con alibi, slogan e ritardi. Cosa serve

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La Sicilia che non vorrei è quella che non vorrebbero neppure i tanti siciliani che, nonostante tutto, continuano ad amare profondamente questa terra. È la terra delle occasioni perdute, delle promesse non mantenute, delle urgenze che diventano normalità.

La regione che rincorre l’eccezionale e trascura l’essenziale, che immagina grandi rivoluzioni ma rinvia le decisioni capaci di migliorare, da subito, la vita delle persone. Non è vero che il problema della Sicilia sia aver sognato troppo. Una comunità senza una visione del proprio futuro è una comunità che rinuncia a crescere. Il problema nasce quando i sogni sostituiscono le scelte, quando le promesse prendono il posto dei programmi e il domani diventa un alibi per rinviare le decisioni dell’oggi.

Così, mentre aspettavamo il progetto capace di cambiare tutto, abbiamo trascurato le scelte che avrebbero potuto cambiare molto. Il futuro, invece, non è un luogo lontano, comincia dalle decisioni che prendiamo oggi. Quello che viviamo non arriva per caso, è il frutto di problemi che non abbiamo affrontato quando era il momento di farlo.

L’acqua che manca, la sanità che entra in crisi, le infrastrutture che mostrano tutti i loro limiti, il lavoro che diventa precario, i giovani che scelgono di partire. Tutte emergenze che avremmo potuto prevenire, o almeno contenere, se avessimo avuto il coraggio di compiere per tempo le scelte necessarie.

La Sicilia che vorrei, che vorremmo, è una Sicilia che decide, realizza e costruisce futuro. Oggi la vera sfida non è limitarsi a immaginare, ma avere il coraggio di compiere le scelte necessarie e trasformarle in risultati concreti. Per troppo tempo abbiamo misurato la politica per ciò che annunciava, è arrivato il momento di misurarla per ciò che realizza.

Basta slogan, servono decisioni che si trasformino in risultati. Noi riteniamo indispensabile partire da un assunto semplice, al limite del banale, da una domanda che secondo noi dovrebbe essere alla base di ogn idecisione da assumere: quanto si sta facendo o si sta programmando di fare, lascerà alla Sicilia più opportunità di quante ne aveva prima?

I cittadini hanno bisogno di certezze e di concretezza. Di sapere, partendo da un tema che sta a cuore a tutti, se sarà risolta l’annosa questione dei rifiuti, se sarà finalmente portata a compimento la realizzazione dei termovalorizzatori, che la Cisl sostiene come parte di un moderno ciclo integrato dei rifiuti, capace di coniugare economia circolare, sostenibilità ambientale e superamento dell’emergenza permanente.

I siciliani hanno diritto a una sanità di prossimità che funzioni davvero, non a strutture costruite soltanto per spendere le risorse del Pnrr e destinate a trasformarsi in cattedrali nel deserto. Bisogna rendere centrale la qualità degli investimenti.

Uno degli errori più gravi del passato è stato quello di misurare il successo delle politiche pubbliche sulla quantità delle risorse spese e non sulla qualità dei risultati ottenuti. Abbiamo distribuito finanziamenti, spesso a pioggia, senza costruire una strategia capace di lasciare tracce profonde nell’economia e nella società siciliana.

Troppi investimenti si sono esauriti con la conclusione dei lavori o con l’esaurimento dei fondi, senza generare occupazione stabile, innovazione, competitività o servizi migliori. Non possiamo ripetere questo sbaglio con il Pnrr e con i fondi europei e le risorse economiche regionali. Ogni euro investito deve produrre valore anche quando i finanziamenti saranno terminati, per rafforzare il tessuto produttivo, creare competenze, migliorare i servizi, rendere più moderne le infrastrutture e offrire nuove opportunità ai giovani.

Altrimenti avremo semplicemente speso risorse straordinarie senza costruire sviluppo, lasciando in eredità nuovi costi di gestione e nuovo debito. C’è poi una scelta che attraversa tutte le altre, quella della legalità.

La Sicilia che vogliamo è una Sicilia che onora davvero il sacrificio di uomini e donne che hanno perso la vita combattendo la mafia. Il loro esempio non può essere ricordato soltanto negli anniversari che ne celebrano la memoria. Deve vivere ogni giorno nelle decisioni delle istituzioni, nei comportamenti della politica, nelle scelte delle imprese e nella responsabilità di ciascun cittadino. Dove prevalgono trasparenza, regole e fiducia crescono gli investimenti, si rafforzano le imprese sane, si crea lavoro di qualità e si affermano i diritti. Dove prevalgono invece l’illegalità, i privilegi e le scorciatoie arretrano l’economia, la libertà e la dignità delle persone.

Noi riteniamo che per rendere tutto questo possibile sia indispensabile porre come precondizione, la partecipazione. Nei decenni la Sicilia ha pagato il prezzo della tentazione dell’uomo solo al comando, dell’idea che bastasse una decisione assunta da pochi per cambiare il destino di un’intera comunità. È una scorciatoia che la storia ha puntualmente smentito.

Quando le decisioni vengono calate dall’alto, senza ascolto, senza confronto e senza condivisione, finiscono troppo spesso per allontanarsi dalla realtà dei territori, dei lavoratori, delle imprese e delle comunità. Le riforme che durano, gli investimenti che producono sviluppo e le politiche che migliorano davvero la vita delle persone nascono invece dal confronto e dalla partecipazione. È questa la cultura della Cisl, la partecipazione non rallenta il cambiamento, anzi lo rende più concreto, più condiviso e più duraturo.

Da questa idea di Sicilia nascono le proposte che abbiamo avanzato in questi anni. Abbiamo scelto di scommettere sull’innovazione, non perché sia una parola di moda, ma perché rappresenta la chiave per costruire lavoro di qualità, trattenere i talenti, rendere più competitive le imprese e più attrattiva la Sicilia. In questa visione si inserisce una proposta alla quale la continuiamo a credere con convinzione: la realizzazione di un Hub siciliano per l’intelligenza artificiale. Lo abbiamo proposto già nel febbraio 2025, immaginando Castello Utveggio come sede del centro di formazione per la pubblica amministrazione, le imprese, il sistema universitario e i giovani, oltre che come polo di attrazione rivolto ai Paesi del Mediterraneo.

L’idea della Cisl è stata recepita in un disegno di legge di iniziativa parlamentare, già approvato dalla Commissione Affari istituzionali dell’Assemblea regionale siciliana. Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha risposto alla nostra sollecitazione, chiarendo che Castello Utveggio avrà una diversa destinazione. Si individui, allora, un’altra sede nell’isola dove realizzare questo polo d’eccellenza a traino pubblico. Ciò che conta non è il luogo, ma il progetto.

La Sicilia non può rinunciare a una struttura capace di formare le competenze di cui la pubblica amministrazione e il sistema produttivo avranno sempre più bisogno e di fare dell’isola un punto di riferimento per l’innovazione nel Mediterraneo.

Le altre proposte della Cisl Sicilia vanno nella stessa direzione: il Patto per il lavoro di qualità, l’intesa siglata con Anci Sicilia, Confindustria Sicilia, Cesi e Unikore di Enna per il rilancio delle aree interne, l’investimento nelle competenze e l’intesa tra Sicindustria, università e parti sociali per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro delle donne laureate o formate nelle discipline Stem. Proposte diverse, ma accomunate da un’unica convinzione: ogni scelta, lo voglio ripetere, ha senso solo se migliora la vita delle persone.

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Se offre ai nostri figli la possibilità di scegliere di restare in Sicilia, trovando qui opportunità, lavoro e futuro. Se consente alle lavoratrici e ai lavoratori di costruire la propria vita con dignità. Se garantisce agli anziani una sanità efficiente e servizi di prossimità che funzionino davvero. È questa la responsabilità che abbiamo. Scegliere con pragmatismo, con sensibilità e con il coraggio di mettere sempre la persona al centro. Questa è la Sicilia che vorrei. E siamo certi che questa è la Sicilia che tanti vorrebbero. Perché anche quando le difficoltà sembrano oscurare l’orizzonte, non si deve mai perdere la capacità di guardare oltre, ricordandosi, come ci ha insegnato una celebre canzone, che “il cielo è blu sopra le nuvole”.

Leonardo La Piana, segretario generale Cisl Sicilia


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