Cateno De Luca tra Checco e Ulisse

Cateno De Luca tra Ulisse e Checco

Cateno De Luca
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IL PERSONAGGIO
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Quale dei due? Il dilemma ha sussulti epici. Cateno De Luca dixit: “Noi siamo pronti a esprimere la nostra identità, la nostra presenza deve essere davvero determinante. Questo vuol dire navigare in mare aperto, essere Ulisse e non Checco Zalone”. Era il giorno di una consacrazione con tanto di video-collegamento della premier Meloni, nel suggello di un patto.

La metafora che conduce a Ulisse è sempre insidiosa nella dismisura. E poi vuoi mettere, sia scritto in nome del paradosso: l’eroe omerico è un mito, eppure trascorre una vita difficilotta tra anni di guerra e di viaggio. Mentre, invece, Checco – cioè non lui, essendo l’allusione ai personaggi che ha interpretato – appare comodo. Tuttavia, Ulisse ha il coraggio di sfidare Polifemo, la brutalità in persona, nella sua grotta, trovandosi nella necessità di farlo. E vince. Come se la sarebbe cavata uno come il Checco cinematografico?

Ulisse o Checco?

Meglio un giorno da Ulisse o cento da Checco? Rispondere: cinquanta da orsacchiotto non vale. La posa della foto, in effetti, è eroica, da approdo a Itaca. Oppure rimanda a un ‘a me gli occhi’ dall’innegabile appeal.

Lui, Cateno, sta comodissimo, più come Checco che come Ulisse. A suo agio sotto i riflettori. Rilascia dichiarazioni subito fotocopiate sui giornali nazionali. Si gode complimenti e invettive (conoscendo l’amore per il contraddittorio, le seconde gli piaceranno perfino di più). Pubblica se stesso sui social con l’immancabile tazzina di caffè. Calcola, conteggia, immagina. Le urne diranno.

La scuola del centravanti

Paradossi a parte, De Luca sembra, piuttosto, un politico che abbia studiato alla scuola di un centravanti d’area. Bravissimo a cogliere l’occasione.

Cateno è stato pronto ad afferrare il suo momento. Ha capito che il centrodestra assediato da Vannacci cercava sicurezze sparse e si è proposto: a livello nazionale beninteso.

La cronaca spiega tutto per filo e per segno. Mentre in Sicilia – dice – lui non c’entra, non ci vuole avere a che fare. Una posizione che gli è valsa qualche rimbrotto in chiave di coerenza.

Gli elogi di Piantedosi

Il bottino è comunque ragguardevole, se perfino un uomo non esattamente dal profilo espansivo, come il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, si è spinto fino all’elogio: “Io credo che il giudizio dei cittadini, al di là di ogni cosa, è sempre quello che prevale in maniera ferma e compiuta. Il sindaco De Luca ha la caratteristica ai miei occhi di essere una persona che si è proposta diverse volte per la candidatura a sindaco in luoghi diversi, ed è stato sempre eletto non per virtù e opera dello Spirito Santo, ma perché nei contesti dove lui è conosciuto i cittadini sanno che è un amministratore di serie A”.

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Il futuro dell’esperienza può ingolosire, purché davvero si stia attenti al famigerato effetto rinculo. I palcoscenici nazionali sono più spietati, non perdonano il minimo errore. Soprattutto, hanno esistenza (politica) breve coloro che, sfavillando, si beano delle scintile, dimenticando l’accortezza dei passi. I lotofagi, tornando a Ulisse, tanto potrebbero riferire sulla memoria smarrita, con problemi annessi. Chissà cosa ne penserebbe Checco.

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