San Tancredi, protettore della camminata a piedi, aiutami tu! Tra un po’ aprirò la porta per uscire di casa e Palermo mi verrà incontro con tutto il suo carico di olezzi, ciaffico e ferraglia. Lascerò la macchina in garage, perché prendere l’automobile qui, sperando di arrivare, è come tentare la vittoria al ‘Gratta e Vinci’ con una cartella della tombola. Non userò i mezzi pubblici che compongono pur sempre meravigliosi affreschi di socializzazione, ma si tratta di roba per palati forti e stomaci fortissimi. Oltretutto con un apprezzabile valore storico: in certe periferiche fermate ci sono anziani che attendono l’autobus da quando Leoluca Orlando frequentava l’asilo (l’asilo lo sa fare, era lo slogan dei tempi). Andrò appunto a piedi. San Tancredi, aiutami tu!
San Badalamenti, nemico degli escrementi, salvami tu! Implacabile è la relazione chimica, l’empatia che si crea tra le cacche dei cani e le suole delle scarpe. E sono sempre cani con gravissime turbe gastro-intestinali. Esistono i radi beati cultori della paletta – quasi una setta catacombale – che ripuliscono con impegno i residui lasciati da Totò (Fido va bene da Roma in su), tuttavia non redimono tutti gli altri. Per evitare che il tragitto conservi l’effluvio di un fogna-tour, San Badalamenti salvami tu!
Santa Gioconda, dispensatrice dell’ombra, riparami tu! Già mi vedo sotto la canicola, con la pressione di una formica che soffre di ipotensione, la sudorazione alla Maurizio Costanzo nel forno a microonde – con patate – e un avvoltoio sulla spalla in attesa che io tiri le cuoia, cosicché avrà da sfamare la famiglia per intere settimane.
Il fatto è invero curioso: esistono percorsi ombreggiati e freschi, però sono tutti occupati da masserizie varie – marmitte, bancarelle, cassette di frutta sormontate da imbonitori urlanti, per tacere dei marciapiedi divelti e dei cantieri ispirati a un quadro a piacere di Picasso – e con tale precisione da far pensare che sussista un occulto regolamento comunale a riguardo. Ai tapini camminatori rimane la parte assolata della strada, con implicazioni cardiovascolari, stiramenti, allucinazioni. Qualcuno, arrostito dal solleone, ha perfino sognato che Giusto Catania era diventato assessore al Traffico. Santa Gioconda, forniscimi l’ombra!
San Francazzista, accompagnatore del turista, soccorrimi tu! Se per caso vieni scambiato per un non indigeno – magari hai i pantaloncini corti, o sei biondo crinito, o sciorini una inconsapevole inflessione finnica nell’accento – sarai attorniato, all’istante, da un esercito di Dulcamara, ognuno col suo elisir preparato apposta per te. C’è chi si propone col suo slang panormitano-panormitano: dottochiffasuvuolefareungiroacchianassisullapecalesse. C’è chi si impone, mandando avanti il cavallo, appendice di uno smunto carrozzino, che conosce l’inglese perché da giovane era la stella dell’ippodromo di Ascot, prima di ridursi al sussidio dei precari siciliani, nell’albo speciale delle bestie da soma. C’è chi entra sulle caviglie del viandante e lo marca a uomo come Gentile con Maradona, in quella famosa partita. Per salvarti, devi allora espettorare col maggior volume possibile un perentorio: “Sugnu i cca!”. Una rivendicazione urbanistica-antropologica. Un grido di guerra. E la calca si dissolverà.
E adesso bisogna smetterla, per un attimo, di invocare i santi burloni accorsi in questa orazione delle beffe che può essere ampliata secondo le esigenze di ciascuno, poiché c’è rimasta appunto l’ironia. E pensare a Palermo come è, senza veli, senza ipocrisia, senza menzogna. Una necropoli sorvegliata da ombre che sgommano in suv, parlano al telefonino mentre guidano, posteggiano sugli spazi per disabili e se glielo fai notare con garbo, si arrabbiano. Nel recinto dell’autoscontro, le ombre dirimpettaie – i pedoni – muoiono. L’elenco delle vittime segna ormai numeri monumentali. Le lacrime per Tania investita si sono nuovamente solidificate in conversazioni proibite, una mano al cellulare, una al volante.
Ma basta: è tempo di uscire e di declamare le ultime invocazioni prima dell’ignoto viaggio. San Luca, salvaci dalla buca. San Giusto, proteggici dalla ruspa. Se la munnizza intralcia la via, pensaci almeno tu, Santa Rosalia…

