PALERMO – Dolore o interesse economico? La madre di uno due ragazzi morti nell’incidente stradale chiede il permesso di parlare. Permesso accordato. Inizia uno sfogo contro le tante, troppe richieste di costituzione di parte civile al processo per il decesso di Giovanni Martinez e Grazia Fanizza.
“Chi sono queste persone – dice la donna – in due anni non si sono mai fatte vive, neppure per un caffè e ora sono tutte qua”. Sono una ventina i parenti che si sono presentati in aula. Vogliono costituirsi parte civile. Sarà il giudice Lorenzo Matassa a valutare se e chi ha diritto a ricoprire un ruolo importante nel processo.
Si viene riconosciuti parte civile quando c’è la certezza di avere subito un danno dal reato contestato agli imputati. Le parti civili diventano attori principali. Possono entrare in contraddittorio con il giudice, il pubblico ministero e il difensore dell’imputato, possono portare prove e citare testimoni, nominare consulenti tecnici, chiedere il sequestro conservativo dei beni e, in ultima istanza, impugnare le sentenze. Insomma, un ruolo delicato che va ben oltre la possibilità di chiedere il risarcimento del danno.
Eppure la mamma di Giovanni Martinez è proprio a questa possibilità che fa riferimento nel suo sfogo. Vede nell’iniziativa di molti un tentativo di ottenere, solo ed esclusivamente, del denaro. È davvero così?
L’incidente avvenne nel giugno 2016. Giovanni e Grazia erano in sella ad una moto che si scontrò nella notte con una macchina via Rosario Nicoletti. Sbalzati dalla sella, morirono sul colpo. Avevano 31 e 25 anni. Sotto processo è finito l’automobilista.

