CATANIA – Approda nuovamente in tribunale il caso della tragica morte di Chiara Adorno. Studentessa di Biologia originaria di Solarino, nel Siracusano, fu investita poco più di due anni fa mentre attraversava sulle strisce pedonali, vicino alla sua facoltà dell’Università catanese. Erano le 21.08 del 7 novembre 2023 in viale Andrea Doria, dove Chiara si trovava perché stava tornando a casa da una lezione.
Quella sera purtroppo la ragazza, a casa, non arrivò mai, perché fu investita da una moto, prima, poi da un’automobile. Una scena straziante. Dopo la condanna con rito abbreviato dell’automobilista, Salvatore Di Mauro, si va in aula per il motociclista Carmelo Ingarao.
Processo affidato alla Seconda sezione penale
Il processo si celebrerà in autunno, il 9 settembre prossimo, dinanzi ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale. Ingarao è difeso dall’avvocato Pierluigi Papalia. Di Mauro, come detto, un paio di mesi fa è stato condannato a 3 anni e 4 mesi dal gup Marina Rizza, con rito abbreviato. E il suo legale, l’avvocato Domenico Maravigna, a margine fece sapere di attendere le motivazioni del verdetto per impugnarlo in appello. Cosa che potrebbe avvenire a giorni.
La famiglia di Chiara – che sin da subito ha depositato la nomina dei difensori, per avere giustizia per la loro ragazza – è assistita dal professore Giovanni Grasso e dall’avvocato Sandro Del Popolo.
L’automobilista “distratto da whatsapp”
Per l’accusa, Ingarao, alla guida di una Honda SH800, andava a 72 km all’ora. Non vide Chiara e Francesco, che era con lei, e li fece cadere per terra. In quel momento giunse l’auto di Di Mauro, una Punto. Andava a 85 km all’ora, “senza alcun tentativo di rallentamento, distratto dall’utilizzo del proprio dispositivo cellulare e in particolare dall’utilizzo del dispositivo whatsapp”.
Questo sempre secondo l’accusa. Una ricostruzione che, va precisato, è stata contestata dalla difesa. L’accusa è omicidio stradale. L’inchiesta è stata coordinata dal pubblico ministero Fabio Salvatore Platania, con il procuratore aggiunto Fabio Scavone. I magistrati requirenti, durante l’inchiesta, diedero incarico a dei periti per realizzare una consulenza a degli ingegneri.
Don Luca: “Una fiaccola che ha brillato”
Gli indagati all’epoca avevano entrambi 26 anni. La scomparsa di Chiara, una brava ragazza piena di vita che amava studiare, amava la famiglia ed era legatissima alla sorella, gettò nello sconforto la comunità universitaria e la gente di Solarino.
Nei funerali, don Luca Saraceno, a Solarino, definì la povera Chiara “una fiaccola che ha brillato. Ha donato la sua luce e lo ha fatto con la saggezza che è propria del Vangelo. Si può essere saggi anche a 18 anni. E Chiara lo era – ha sottolineato –. Non soltanto ha saputo far brillare la sua vita ma anche quella degli altri”.

