PALERMO – “Quel sondaggio conferma il buon lavoro che sta facendo Ismaele con battaglie politiche coraggiose. Occhio però, il sondaggio è fatto senza un candidato presidente del Pd. Abbiamo tante frecce al nostro arco”. Anthony Barbagallo, il segretario regionale del Pd, lo conferma in poche righe: la coalizione alternativa al centrodestra è in fermento dopo l’analisi commissionata da Controcorrente.
Ma le incognite sono ancora numerose, non solo nella scelta del leader e della tabella di marcia: anche nella definizione del perimetro dello schieramento. Nuccio Di Paola, segretario del M5s, legge, tra i numeri di Swg, un ‘avvertimento’ per il “Campo Sicilia”, mentre Cateno de Luca lancia un paio di frecce ai partiti di emanazione ‘romana’. E qualche complimento, inaspettato, a La Vardera.
Il sondaggio e le analisi
Barbagallo, sondaggio alla mano, non ha dubbi, e prepara le frecce per l’arco Dem. “Swg conferma – dice a LiveSicilia – che il Pd è il primo partito della coalizione. Siamo il baricentro ed è una responsabilità e un ruolo che eserciteremo. Vogliamo vincere stavolta”.
“La vera sfida è quella di mettere da parte i personalismi che creano solo danni – ha detto il segretario Dem al nostro giornale -. L’abbiamo visto nel 2022, quando il centrosinistra si è sciolto. Il punto di partenza è il tavolo dei segretari regionali alla Festa di Catania la settimana scorsa. Serve immaginare un candidato presidente con le carte in regola, competente, capace di governare una macchina complessa come quella della Regione e che sia in grado di pescare nel mare magnum di coloro che non votano, perché si sentono traditi dalla politica”.
La vittoria, ovviamente, è lo stesso obiettivo di Di Paola, ma il percorso è costellato da insidie: “Quel sondaggio è come quando sali in macchina e guardi il livello della benzina: non ti dice dove devi andare, ma ti avverte che non puoi fare il viaggio a caso. Ci dice che l’elettorato siciliano si sta muovendo, che non è fermo, che la partita non è scritta”.
Ma c’è di più: “Ci manda – aggiunge il vicepresidente vicario dell’Ars – anche un avvertimento chiaro: se ognuno imbocca la sua strada pensando di arrivare primo, si rischia di restare tutti a piedi. Il “Campo Sicilia” non può essere una gara di velocità, deve essere un viaggio fatto insieme, con una destinazione chiara”.
Ismaele La Vardera sarebbe – secondo Swg – il candidato con la maggiore fiducia nell’elettorato, Cateno de Luca è convinto che sia un “ottimo risultato anche aspettato, non mi sorprende, ho vissuto anche io questa fase, so cosa significa, quello spazio oggi l’ho lasciato da un punto di vista di estremizzazione della comunicazione e lui lo sta interpretando bene”.
Il percorso verso la scelta del leader di coalizione
Cateno De Luca fa una postilla, che diventa essenziale per il suo percorso. “Faremo seminari preparatori a gennaio – dice il sindaco di Taormina – che definiranno il mio raggio d’azione, prima di guardare gli altri riparto dalla mia ridefinizione, che partendo da Scateno è diventato un modello e un metodo necessario”.
Poi la frecciata, la prima, alla ‘coalizione’: “Nel centrosinistra ancora devono definire i confini, le discussioni con gli eccessivi personalismi e La Vardera che scalpita, generano reazioni che io anche conosco e che possono trasformare questo potenziale campo largo in un campo minato. Io sono contento del risultato di La Vardera, non so se dentro gli altri partiti ci sia questa sensazione”.
“Il percorso deve essere semplice – sottolinea, dal canto suo, Di Paola – ma serio. Come quando devi ristrutturare casa: non inizi dal colore delle pareti. Prima guardi se le fondamenta reggono, poi sistemi i pilastri, solo alla fine scegli l’arredamento. Per noi significa questo: prima un programma chiaro su sanità, servizi, lavoro, uso dei fondi regionali. Poi regole di coalizione chiare, rispetto reciproco, lealtà. Solo alla fine si sceglie la persona che deve rappresentare tutto questo. Fare il contrario significa costruire castelli di sabbia che crollano al primo vento”.
Primo paletto di Barbagallo, che definisce, nominalmente, il perimetro di ciò che dovrebbe essere alternativo al centrodestra: “A me piace chiamarlo centrosinistra. Non solo per una locuzione formale. Penso che bisogna articolare un progetto per la sicilia che tenga conto di storie diverse: dalla sinistra radicale e ambientalista fino ai valori del cattolicesimo democratico e dei popolari. Un progetto che costruisca il riscatto della nostra terra fondandola sulla lotta alla mafia e sulla discontinuità nei metodi di governo. Utilizzando la migliore classe dirigente”.
Primarie Sì o no?
Cateno De Luca taglia subito le gambe al ‘metodo’ di scelta del leader, scagliando la sua seconda freccia contro i ‘partiti nazionali’: “Partiamo da un primo aspetto – dice il leader di Sud chiama Nord – che è fondamentale, chi è partito nazionale parte dal presupposto che ha un diritto. Pd e 5 stelle, nella loro ottica, poi legittima o meno è un altro aspetto, essendo partiti nazionali hanno il diritto di indicare qual è il candidato presidente o il metodo per individuarlo. Questa è una questione che ha sempre prevalso nelle varie dinamiche, la reazione al gradimento di La Vardera cozza con questa impostazione. Riusciranno a superare la sindrome del partito nazionale che si impone e che si deve, anzi, imporre sulle dinamiche siciliane? Questo lo dobbiamo ricordare sempre perché ad agosto 2022 si sono imposti gli interessi del gradimento nazionale risultante dai sondaggi. Se io consumo un rito per un anno e poi strappo tutto, quando li sento parlare nei miei confronti di affidabilità mi viene da ridere!”.
E qui arriva l’invito, che ha il sapore della sfida: “Il fenomeno ascrivibile a La Vardera – continua Cateno De Luca – bisogna capire se porti il centrosinistra a superare la soglia per vincere, è un elemento importante. Altro tema, il campo largo, per vincere, è disponibile a definire oggi un percorso che faccia la differenza? Ho fatto un esempio pratico, in una squadra in cui si vuole puntare a vincere il campionato, bisogna scegliere un fuoriclasse”.
Se Cateno è perplesso sul metodo, Di Paola non è da meno: “Anche gli strumenti migliori, se usati male, fanno danni. Le primarie possono essere come una festa di Natale oppure come una lite davanti a tutti: dipende da come ci si arriva. In Sicilia abbiamo già visto cosa succede quando si parte dalla competizione senza aver deciso prima perché si stia insieme. È come litigare su chi deve guidare l’auto senza aver deciso la destinazione. Prima serve un progetto condiviso, poi si sceglie il metodo migliore per decidere il candidato”.
“Il metodo? Le primarie – afferma Barbagallo – per noi sono sempre all’ordine del giorno. Ma vedremo man mano confrontandoci con gli alleati e discutendone negli organismi interni. Se ci sono personalità così autorevoli e radicate da tenere insieme il centrosinistra ed esaltarne l’elettorato non vanno certo disperse”. E Cateno De Luca conclude: “Chi sono i fuoriclasse che vogliono coinvolgere? Tutto il resto è noia”.

