CATANIA – Si chiude il processo d’appello che vede alla sbarra alcuni esponenti di spicco del clan Scalisi, braccio operativo ad Adrano dei Laudani. Tra questi il patriarca e boss Pippo Scarvaglieri, coinvolto nell’inchiesta Time Out che aveva portato a ricostruire le tensioni per la reggenza della cosca nel 2011 e la carta delle estorsioni. La sentenza della Corte d’Appello di Catania presieduta da Riccardo Pivetti è arrivata al termine di un’udienza fiume dove hanno discusso tutte le parti: il Pg Angelo Busacca e i vari difensori per le arringhe.
La Corte ha riformato alcune delle sentenza di primo grado. Pietro Maccarrone (difeso dall’avvocato Francesco Messina) è stato condannato a 2 anni e sei mesi di reclusione, Davide Di Marco (difeso dall’avvocato Benedetta Asero) a 2 anni, 6 mesi e 600 euro di multa. Riformata anche la sentenza per Massimo Di Guardia (difeso dall’avvocato Francesco Maria Marchese): la condanna è 2 anni, 6 mesi e 600 euro di multa. La Corte ha revocato nei confronti di Maccarrone, Di Guardia e Davide Di Marco la pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici.
La Corte d’Appello, presieduta dal giudice Riccardo Pivetti, ha confermato nel resto la sentenza del Gup Giancarlo Cascino. Per il “patriota” Giuseppe Scarvaglieri confermata la condanna a 4 anni (il Gup aveva tenuto in considerazione la continuazione con altra sentenza ). Per Pietro Severino (difeso dall’avvocato Francesco Maria Marchese) confermata la condanna a 2 anni e 800 euro di multa. Tre anni e 1000 euro di multa la condanna confermata dalla Corte per il collaboratore di giustizia Gaetano Di Marco.

