PALERMO – L’Ufficio stampa del comune di Palermo? A mezzo servizio, o meglio attivo dal lunedì al venerdì solo fino alle 14; di pomeriggio e nei fine settimana, invece, niente più comunicati, dichiarazioni ufficiali o attività istituzionali. Benvenuti nella quinta città d’Italia, capoluogo della regione più grande del Paese, che però ormai dal 2009 non riesce a dotarsi di un regolare ufficio stampa e oggi non riesce a garantire lo straordinario ai propri giornalisti. Che quindi hanno deciso di attenersi scrupolosamente all’orario contrattuale.
La novità, a tratti surreale vista la mole di comunicati emessi negli ultimi mesi, è entrata in vigore da ieri quando una nota del Segretario generale ha informato i componenti della “Unità Operativa Informazione Istituzionale” che non c’erano fondi per pagare loro lo straordinario. A occuparsi della comunicazione istituzionale, ormai da più di un anno, sono infatti due vigili urbani (di cui uno a 20 ore settimanali), che da quando hanno lasciato via Dogali perdono perfino alcune indennità di servizio, e da una dipendente comunale. Il tutto coordinato dall’esperto del sindaco, Pietro Galluccio, che intanto però è rientrato all’Ars (dove lavora come precario) e che quindi può svolgere il proprio compito a metà. Finora, però, l’ufficio stampa era andato avanti regolarmente lavorando praticamente sette giorni su sette, dalla mattina fino alla sera, nella certezza di poter contare sullo straordinario visto che i vigili seguono orari precisi per contratto (36 ore per uno, 20 per l’altro).
Ma ieri la doccia fredda che ha spinto i giornalisti a prendere la drastica decisione. Non solo, ma tutto lo straordinario sin qui fatto dovrà essere inteso come riposo compensativo da “consumare” entro fine anno: in pratica, avendo accumulato un centinaio di ore, i pubblicisti di piazza Pretoria potrebbero assentarsi per intere settimane. Una storia assai disgraziata, quella dell’ufficio stampa di Palazzo delle Aquile, da anni al centro di una contorta vicenda finita in tribunale e legata a un famigerato concorso poi annullato durante la seconda sindacatura Cammarata. E se l’amministrazione aveva provato a metterci una pezza lavorando a un bando per affidare anche a privati l’attività di organizzazione dell’informazione istituzionale, con tanto di mezzo milione di euro di budget, la recente normativa ha posto vincoli severi alle spese non obbligatorie degli enti locali mettendo tutti in discussione. Con buona pace dell’informazione istituzionale e della trasparenza del Comune.

