CALTANISSETTA- Il concorso esterno in associazione mafiosa è un reato che “si rinviene pacificamente” in due articoli del codice penale: 416 bis e 110. La corte d’appello di Caltanissetta mette un puntello su un tema che ha suscitato interpretazioni controverse e prende una posizione netta nella sentenza con cui ha respinto la richiesta di riapertura del processo a Bruno Contrada. L’ex numero tre del Sisde ha scontato una condanna a 10 anni ma ha chiesto la revisione richiamandosi a una sentenza della Corte europea per i diritti dell’uomo. La revisione è stata respinta il 18 novembre 2015. Nelle motivazioni, depositate ora, la corte conferma la sussistenza del concorso esterno in associazione mafiosa. Spiega anche che “l’unico punto sul quale i giudici europei hanno ritenuto che il giudice nazionale non ha proceduto a svolgere un approfondito esame” riguarda la “violazione del principio delle irretroattività e della prevedibilità della legge penale”. In sostanza, si trattava di stabilire se all’epoca dei fatti Contrada potesse prevedere di essere accusato di concorso esterno. I giudici di Caltanissetta rispondono che non doveva aspettare la cosiddetta “sentenza Dimitry del 1994”, che per la prima volta affrontava le questioni giurisprudenziali legate al reato di concorso esterno. Per il suo particolare ruolo di alto dirigente della polizia, scrivono i giudici, Contrada sarebbe stato in grado di rendersene conto. La configurabilità del reato era già emersa nel maxiprocesso: ad alcuni imputati il reato era stato contestato “anche sulla scorta delle indagini” svolte dagli uffici di cui Contrada faceva parte. Il legale del funzionario, Giuseppe Lipera, contesta questo “censurabilissimo assunto” e lamenta che siano state respinte “tutte le richieste istruttorie” avanzate dalla difesa per smontare nel merito, con “fatti nuovi”, la sentenza di condanna. L’avvocato Lipera annuncia che presenterà un nuovo ricorso in Cassazione “avverso questa ingiusta ed illogica sentenza”, che sarà inviata al presidente della Repubblica, al presidente della Cedu (Corte europea per i diritti dell’uomo) e al presidente della Grande Camera.
“La Corte di Appello di Caltanissetta ha inopinatamente deciso di non rispettare il preciso diktat fornito dalle disposizioni che si rilevano dalla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 14 aprile del 2015, disconoscendo la genesi giurisprudenziale del famigerato concorso esterno”. Lo dice il legale di Bruno Contrada commentando le motivazioni della sentenza del 18 novembre, “depositate – sottolinea il legale – con oltre un mese di ritardo”, con le quali la Corte di Appello di Caltanissetta, Prima Sezione Penale (presidente Maria Giovanna Romeo, estensore il consigliere Giovanbattista Tona) ha rigettato l’istanza di revisione proposta dal suo assistito. “Nelle diciotto pagine del provvedimento – sottolinea il legale di Bruno Contrada – ampio spazio viene dedicato alla nota sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 14 aprile del 2015, confermata peraltro dalla Grande Camera, la quale, pronunciandosi proprio sul caso Contrada, ebbe a dichiarare come lo stesso non andava condannato perché fino al 1994, anno della sentenza ‘Demitry’, nel nostro ordinamento non era previsto il reato di concorso esterno in associazione mafiosa”. “Nella sentenza – continua Lipera – si legge infatti ‘Il fondamento legale del concorso esterno in associazione si rinviene pacificamente negli artt. 110 e 416 bis del codice penale”. “Alla luce di tale censurabilissimo assunto – continua il legale di Contrada – la Corte di Appello di Caltanissetta giunge dunque ad affermare la legittimità della sentenza di condanna di Bruno Contrada, atteso che, secondo questo ragionamento, il reato di concorso esterno era già previsto e conosciuto ai tempi cui si riferiscono le contestazioni mosse a Contrada”. “La Corte di Caltanissetta – conclude Lipera – ha altresì rigettato, in maniera opinabile perfino tutte le richieste istruttorie avanzate dalla difesa per smontare nel merito, con fatti nuovi, la sentenza di condanna”. Il difensore Contrada rende infine noto che una copia della sentenza “verrà inviata, perché ne abbiano conoscenza, al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Presidente della Cedu ed al Presidente della Grande Camera”. (ANSA).

