Mazzette e intrecci deviati, Zuccaro:| "Seguiremo la traccia del denaro"

Mazzette e intrecci deviati, Zuccaro:| “Seguiremo la traccia del denaro”

Mafia, Pubblica Amministrazione corrotta, terrorismo e rapporti tra magistratura e giornalisti. Intervista fiume al procuratore Carmelo Zuccaro.

CATANIA – E’ un giorno particolarmente caldo. Un caldo umido e inaspettato per il mese di novembre, ma alla Procura il clima è addirittura rovente. Dalla porta del procuratore Carmelo Zuccaro è un via vai dei più prestigiosi magistrati dell’ufficio giudiziario di Catania, “specialisti” dei reati economici e della criminalità organizzata. Un venerdì frenetico, ma a quanto pare i ritmi caotici sono “la regola” al primo piano del Palazzo di piazza Verga. Carmelo Zuccaro ha ritagliato alcuni minuti per una breve intervista, ma la conversazione si fa così interessante che le domande sono incalzanti e il procuratore non si esime dal rispondere. Rigoroso, tagliente, diretto ma anche attento a non alzare i toni. Carmelo Zuccaro affronta ogni tematica, dalla manovalanza mafiosa alla corruzione passando dall’immigrazione e dal terrorismo, con estrema precisione. “Seguiremo la traccia del denaro”- è la via operativa intrapresa dal procuratore. Che poi promette: “Non esistono santuari”.

Procuratore, la manovalanza dei clan è composta soprattutto da giovanissimi. Un dato allarmante non solo dal punto di vista criminale ma anche sociale.

“La manovalanza viene reclutata in maniera piuttosto facile in una situazione di crisi economica tra i giovani che hanno poche scelte. Le decisioni nella criminalità organizzata, e forse in altri campi, però restano in mano a soggetti che si espongono di meno e che il più delle volte non sono giovani. E’ facile dire ai giovani, anche se mi rendo anche conto che non è sufficiente, che devono credere nel fatto che lo Stato possa offrire loro più possibilità, anche se questo non è sempre facile percepirlo, di quanto possa offrire la criminalità che li sfrutta e li porta su un terreno che è senza uscita, è un vicolo cieco”.

Quale è il compito della magistratura?

“Compito del nostro ufficio è quello di creare le condizioni sotto il profilo del contrasto giudiziario affinché in questa città non ci siano dispersione di risorse economiche attraverso il fenomeno della corruzione, perché le risorse economiche in questa città così come in tutto il Sud sono molto limitate. Se noi queste risorse le spendiamo non secondo quelli che sono gli interessi pubblici, ma secondo quelli che sono gli interessi di coloro che si avvantaggiano degli illeciti favori che i pubblici amministratori possono fare, perdiamo definitivamente la possibilità di avere uno sviluppo economico sano. Se noi consentiamo alla criminalità organizzata di potere stringere dei rapporti privilegiati con la pubblica amministrazione, con imprenditori che sono disposti pur di ottenere dei vantaggi a venire a patti con la mafia, schiacceremo definitivamente l’imprenditoria sana. E’ un impegno a cui la Procura si sta dedicando con tutte le proprie forze. Stiamo apportando delle modifiche al nostro modo di lavorare e al processo organizzativo, che si fondano su una situazione di continuità con il passato, o almeno con il più recente passato, che è stato tra quelli più brillanti di questa città e cioè quello della Procura che è stata guidata da Giovanni Salvi”.

il procuratore di Roma Pignatone ha parlato della corruzione come un fenomeno che “inquina questo Paese”.

“La corruzione crea sicuramente un humus particolarmente fertile che consente alle forze peggiori della società, e al Sud abbiamo la criminalità organizzata, di potere fare meglio i propri affari. Noi dobbiamo tagliare gli intrecci tra la criminalità organizzata e i fattori devianti che esistono nella nostra società. Oltre alla Dda, la Pubblica Amministrazione corrotta viene contrastata da un gruppo di sostituti che è preposto ai reati contro la pubblica amministrazione e che sta operando in maniera leggermente diversa rispetto al passato. Sviluppando anche gli accertamenti patrimoniali ed economici. Perché noi vogliamo seguire, secondo gli insegnamenti di Giovanni Falcone, la traccia del denaro. E quindi andando a fare accertamenti all’interno dei bilanci, laddove si sono creati quei fondi neri che poi costituiscono le riserve occulte per pagare le mazzette. Un gruppo di magistrati esperti non solo nei reati contro la Pubblica Amministrazione ma che sappiano leggere i bilanci sociali, che siano esperti di norme in materia societaria e tributaria. Questa è la via che vogliamo seguire”.

Politica ed enti locali?

“E’ chiaro che per noi non esistono santuari. Quello che conta per noi è poter ripristinare il potere e la supremazia della legge affinché si possa creare una società migliore. Perché non è mai fine a se stesso il rispetto della legge, il rispetto della legge in una società democratica significa rispettare i principi di giustizia sociale e di un corretto impiego del denaro pubblico e del rispetto della volontà popolare”.

E’ utile la collaborazione dei cittadini attraverso esposti e denunce?

E’ assolutamente fondamentale. Ma è necessario che il cittadino abbandoni l’anonimato, perché non abbiamo bisogno di esposti anonimi che spesso intasano il nostro lavoro e a cui non possiamo dedicare il tempo sufficiente. Se il cittadino ha fiducia nelle nostre istituzioni, può denunciare i fatti. Se li denuncia a questa procura può star sicuro che nessuna delle denunce che siano fondate verrà messa da parte e non verrà sviluppata. Di questo può avere certezza”.

L’attuale normativa su questi reati presenta ostacoli?

Non vi è dubbio che la legislazione dei reati contro la pubblica amministrazione per alcuni versi presenta degli aspetti che la rendono di difficile applicazione e di difficile interpretazione. Io ritengo che se una norma non si presta ad ambiguità interpretative è più facile che venga osservata e venga applicata. Se vi sono delle scappatoie che sono dovute a delle ambiguità nel testo legislativo è più facile che la norma venga elusa e non trovi applicazione. Non c’è dubbio che sarebbe auspicabile, soprattutto per i reati contro la pubblica amministrazione, che si adottassero delle norme con minore tasso di ambiguità. Mi riferisco soprattutto al reato di abuso d’ufficio che è una norma che si presta a grosse difficoltà interpretative e di applicazione.

In che senso?

“L’abuso d’ufficio, ammesso che si raggiunga un’interpretazione univoca, è difficile da provare. Spesso noi contestiamo l’abuso d’ufficio perché non riusciamo a provare la corruzione. Ma non è che questa sia in realtà una scorciatoia tanto valida perché in realtà a nostra volta abbiamo molte difficoltà a provare il doppio dolo che deve sorreggere l’autore di un reato di abuso d’ufficio. E da questo punto di vista assistiamo a delle smentite giudiziali della nostra ipotesi accusatoria che molte volte sono giustificate dalle difficoltà probatorie”.

Come state affrontando invece dal punto di vista organizzativo ed operativo i crimini legati al fenomeno dell’immigrazione?

“Noi abbiamo costituito un ufficio che vuole proprio cercare di individuare gli organizzatori di questo traffico di esseri umani, ma le maggiori difficoltà le abbiamo incontrate nell’ottenere una collaborazione da parte degli Stati da cui provengono i trafficanti. Tenga conto che ci sono Paesi come l’Egitto che nonostante hanno stipulato la Convenzione di Palermo e si sono impegnati ad offrire assistenza agli uffici giudiziari, quando però vengono posti di fronte alle rogatorie internazionali non assistono in maniera sufficiente. Ma noi possiamo contrastare incisivamente questo traffico solo se individuiamo i trafficanti.

Tra i reati connessi all’immigrazione c’è il fenomeno della tratta delle donne.

“E’ un fenomeno che stiamo affrontando in maniera più incisiva e sistematica da circa un anno e i risultati si vedono. Perché nel corso del 2016 abbiamo proceduto a 30 arresti per reato di tratta, mentre l’anno scorso soltanto a 5. Quindi vi è stato un incremento notevolissimo e non perché il fenomeno sia cresciuto ma perché vi dedichiamo una maggiore attenzione e vi abbiamo dedicato alcuni magistrati che se ne occupano in maniera specifica. Questo fenomeno è strettamente intrecciato con il fenomeno migratorio. Abbiamo minori, provenienti soprattutto dalla Nigeria, che arrivano in Italia percorrendo tutta la rotta africana guidati da questi trafficanti che non sostengono i soldi del viaggio che vengono sostenuti dagli organizzatori e che però poi rimborsano le spese del viaggio attraverso l’attività di prostituzione a cui sono costretti a prestarsi appena arrivano in Italia. Molte vengono assoggettate attraverso riti esoterici come il voodoo e vengono ridotte a degli automi, perché ritengono di non potersi ribellare”.

Gli sbarchi potrebbero essere un canale utilizzato dalle organizzazioni terroristiche?

“Non abbiamo prova di un collegamento diretto tra i clandestini e i terroristi. Ma abbiamo ragione di ritenere che parte dei proventi del traffico delle migrazioni clandestine finisca in mano a organizzazioni terroristiche o para terroristiche. Abbiamo ragione di ritenerlo sulla base anche dei racconti che ci fanno i migranti. Molti migranti per poter sopravvivere e spostarsi finiscono per diventare una pedina nelle mani di organizzazioni criminali. Alcuni di loro devono subire il fenomeno del caporalato, quindi vanno a finire a lavorare nelle serre o nei campi a condizioni contrattuali assolutamente improponibili, altri si prestano a diventare corrieri di droga, alcuni di loro non si può escludere che possano essere contattati da soggetti che li vogliono sfruttare per diventare una sorta di ordigno umano. Il reclutamento di persone di questo genere, previa un’attività di formazione della persona che viene in qualche modo indottrinata per diventare poi vittima di questo tipo di attentati, è un rischio che noi abbiamo ben presente e che sussiste. Anche se effettivamente fino ad ora sono pochissimi i casi di attentatori che sono provenienti dagli ultimi fenomeni migratori. Ma non si può escludere che questo non avvenga in futuro. E siccome questo pericolo esiste vi è la necessita di identificare sin dal loro arrivo in Italia tutti i soggetti che entrano”.

Procuratore, parliamo di rapporto con gli organi di informazione.

“E’ fondamentale che noi, da parte nostra, e chi scrive, da parte vostra, tramite qualsiasi mezzo avverta la responsabilità di informare in maniera corretta l’opinione pubblica. Quindi dare la notizia dopo averne verificato le fonti. Io ritengo fondamentale per il lavoro della Procura avere con la stampa un rapporto costante e continuo che consente a chi da notizie che interessano l’opinione pubblica di dare informazioni corrette. Da questo punto di vista, come è mio dovere, ho concentrato in me l’unica fonte autorizzata a interloquire con la stampa. Sono ovviamente in condizioni di dire che qualunque informazione possa essere data senza nuocere alle indagini non avrò alcuna difficoltà, qualora mi venga richiesta, a fornirla. Ovviamente tutto questo in condizioni di parità per tutti gli organi di stampa, i quali potranno in qualsiasi momento, e sempre che rispettino queste regole deontologiche, accedere a questo tipo di informazioni. E’ ovvio che qualora degli organi di informazione pubblichino in maniera promiscua notizie prima verificate e notizie che o non sono state verificate o sono state fornite realizzando una fuga di notizie, quindi una violazione del segreto investigativo, a questi soggetti io non potrò più offrire la mia collaborazione perché chiaramente non posso consentire che si sospetti che la violazione del segreto investigativo provenga dalla Procura che invece il segreto investigativo lo deve tutelare”.

 


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI