"Cosa nostra catanese era in guerra" |Caruana a giudizio per omicidio

“Cosa nostra catanese era in guerra” |Caruana a giudizio per omicidio

Le rivelazioni di alcuni pentiti, tra cui i fratelli Mirabile, hanno fornito importanti input investigativi per risolvere alcuni delitti del 2004 rimasti irrisolti. Il procedimento a carico di Dario Caruana potrebbe coinfluire nello stesso che vede alla sbarra due presunti killer dei Santapaola: Salvatore Guglielmino e Lorenzo Saitta.

sangue e mafia
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Dario Caruana

CATANIA – Diventare il capo di Cosa nostra catanese significava sporcarsi le mani di sangue. La sete di potere non aveva alibi: uccidere era il mezzo per l’avanzata al vertice della “cupola” catanese. Il clan Santapaola Ercolano nel 2003 era spaccato, anzi era in guerra. A Catania piovevano pallottole con una frequenza tale che i cittadini erano ripiombati nell’incubo vissuto negli anni Novanta. E’ in piena faida che a San Giovanni Galermo, davanti a un “paninaro” muore Salvatore Di Pasquale, conosciuto negli ambienti criminali come “Giorgio Armani”. E’ la notte del 29 aprile 2004. I sicari mirarono al torace, alla schiena e agli arti: Di Pasquale non ha avuto scampo. Per questo delitto il Gup ha rinviato a giudizio Dario Caruana, arrestato dalla Squadra Mobile lo scorso giugno. Il processo è stato fissato per il prossimo 5 ottobre davanti alla Corte d’Assise di Catania.

Il movente del delitto è da ricercare secondo l’accusa, rappresentata dal pm della Dda Rocco Liguori, nella guerra intestina nella cosca che si era manifestata con l’agguato (fallito) nei confronti di Alfio Mirabile, elevato a reggente dal cognato Antonino Santapaola. Ad organizzare l’eliminazione del “braccio destro” del fratello del capomafia Nitto sarebbero stati i vertici della famiglia Ercolano Mangion, che stava tentando di fermare la scalata criminale di “Ninu U Pazzo” Santapaola.

Caruana, insieme a Salvatore Gugliemino (già imputato in un altro processo per lo stesso omicidio), avrebbe ucciso Di Pasquale per vendicare l’attentato a Mirabile. La vittima era fortemente sospettata di far parte del commando armato che aveva cercato di ammazzare il reggente santapaoliano e, inoltre, alla notizia del ferimento Di Pasquale avrebbe addirittura “gioito”.

Una sanguinaria pagina della storia della criminalità catanese quella che sarà rivissuta nelle aule del Palazzo di Giustizia di Piazza Verga. Delitti rimasti irrisolti per un decennio che, finalmente, potranno avere una verità almeno processuale. Nel 2004 Catania fu teatro di un’escalation di morte che si consumò in pochissimi giorni. Tra i mesi di aprile e maggio. Alfio Mirabile che fu crivellato di colpi il 24 aprile 2014 davanti all’uscio di casa. Le pallottole lo colpirono alle gambe: il boss è morto nel 2010 in una clinica riabilitativa a causa di alcune complicazioni dovute alle ferite.

La risposta dei Santapaola non si è fatta attendere: i colonelli più fidati di Mirabile pianificarono la vendetta e uccisero Salvatore Di Pasquale. Dario Caruana dovrà rispondere oltre che di questo delitto, anche di detenzione e porto illegale di armi da fuoco, con le aggravanti di aver commesso “il fatto con premeditazione ed al fine di agevolare il gruppo mafioso appartenente a Cosa Nostra”.

Lorenzo Saitta

La scia di sangue non si è fermata con l’uccisione di Di Pasquale: gli Ercolano caricarono le cartucce delle loro pistole. Il 3 maggio, alla zona industriale di Catania, fu ucciso una delle persone più vicine ad Alfio Mirabile, Michele Costanzo. In quello stesso attentato mafioso rimase ferito Antonino Sangiorgi, titolare della Mediterranea Distribuzione Logistica. Per questo omicidio è sotto processo (nello stesso procedimento di Salvatore Guglielmino) Lorenzo Saitta, detto Scheletro.

Importanti input investigativi utili a ricostruire quegli anni di sangue sono stati forniti da diversi collaboratori di giustizia: tra cui i fratelli Mirabile. Il processo a carico di Dario Caruana, molto probabilmente, confluirà in quello a carico di Guglielmino e Saitta: domani si terrà una nuova udienza, saranno ascoltati come testimoni i parenti di Salvatore Di Pasquale.

 


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