Crisi economica e disperazione| Le segnalazioni dei lettori

Crisi economica e disperazione| Le segnalazioni dei lettori

In tantissimi scrivono a Livesicilia la loro storia sulla crisi dell'economia e del lavoro. Ecco i commenti più significativi. Continuate a commentare e ad inviarci le vostre esperienze.

“Lavoro” è la parola più inflazionata del momento a Palermo, dalle proteste degli operatori Gesip a quelli dell’Ecolife, affiliata dell’Amat, passando per l’omelia del Cardinale Romeo. Ma i nostri lettori hanno sollevato tramite i loro commenti sfaccettature più trasversali della situazione in cui si ritrova la città di Palermo. A partire dal ruolo delle istituzioni: “La responsabilità di questa classe politica e di chi li ha votati per la promessa di un favore che li rendesse meno uguali agli altri e’ enorme e non possiamo e non dobbiamo rimuovere questa consapevolezza”, scrive in un commento Francesco Menallo. A rincarare la dose ci pensa subito Pietro: “La cosa peggiore è che i primi a non pagare sono le pubbliche amministrazioni e il Governo non solo non ci protegge, ma ha dato anche il cattivo esempio”. Ci si interroga anche sulla posizione del sindaco Orlando in questo clima: “La città è rassegnata. Orlando pensa solo alla Gesip. Mi chiedo, dov’è la sinistra? Dov’è finito il Partito democratico? Dove sono tutte le associazioni di volontariato?”, chiede il commentatore Deprimiti.

Ma vengono tirati in ballo anche i centri commerciali e i negozi di lusso che sembrano sorgere come funghi nel prato palermitano. Giancarlo commenta: “In tutto questo non capisco e nessuno può farmi capire come mai la crisi fa chiudere le attività vecchie e nuove, ma fa aprire centri come Gucci, Hermes, Prada”. “I mega centri commerciali hanno definitivamente condannato il piccolo-medio commercio di Palermo e della Sicilia (se pensiamo che gli utili e/o gli introiti vanno fuori dalla regione)”, attacca invece Robadamatti. Ma la colpa di questa situazione economica non può solo essere data solo alle nuove aperture, Sergio infatti ci scrive: “Poi chiaramente c’è la crisi, crisi dalla quale nessuno sa come uscirne dato che le banche non prestano soldi nemmeno a quelli che hanno le carte in regola per prenderli a prestito. […] Se non si produce dove sono gli stipendi? Forse si può andare avanti solo con gli stipendi dei dipendenti pubblici? Niente affatto, basti vedere quello che oggi succede a Palermo con la Gesip per rendersi conto che questo sistema ha fatto il botto”.

Ma i nostri lettori pensano anche che si debba pensare a una vera e propria via di uscita da Palermo. “Un biglietto Ryanair di trova anche a 9 euro”, scrive Fb. “Per tutti i giovani che non hanno un lavoro, dico solo di darsi da fare , uscire da casa la mattina, o addirittura cambiare aria per qualche anno andando a fare esperienza dove ancora può esserci un po’ di lavoro…insomma muovetevi e non aspettate la grazia dal cielo!”, gli fa eco Mc.

Sono parecchie anche le riflessioni sul mondo dell’imprenditoria. “Vorrei pero’, tolto ogni dubbio sulla perfetta linearità a livello umano dell’attenzione al loro problema (non esistono disoccupati di serie A e altri di categoria inferiore) che si sottolineasse maggiormente di chi si dice imprenditore ma spesso non ha a cuore le sorti della sua stessa impresa ancor meno dei suoi dipendenti; è risaputo che chi decide di avviare un’attività commerciale o una fabbrica che produce qualunque cosa gode di svariati incentivi e agevolazioni che dovrebbero servire a rendere meno difficile la vita di chi rischiando in proprio e di tasca propria decide di fare impresa”, dice Adele.

Ma è proprio da un imprenditore che arriva la prima vera testimonianza di difficoltà. E’ xXx a raccontarci la sua storia: “Cari amici siamo stanchi. Io da imprenditore di una piccola azienda, con 5 operai messi in regola, ho una pressione fiscale superiore al 60 %. Non ce la faccio più, la notte non dormo, penso ai sacrifici di mio padre, ai miei sacrifici, ma ormai mi sento schiavo di questo stato, butto la spugna, prima della fine dell’anno chiuderò, è già tutto deciso, dopo 40 anni di attività […] adesso sono stanco, mi spiace per i miei dipendenti ma vi giuro che prima di prendere la decisione drastica di chiudere le ho tentate tutte […] e dire che se avessi una pressione fiscale dimezzata potrei continuare a lavorare e a dare da lavorare…Costretto a chiudere non per mancato lavoro ma per una pressione fiscale altissima”.

Ribadiamo che il delicato e controverso caso Gesip non è che la punta di un iceberg fatto di precarietà, insicurezza e disoccupazione che si sta scontrando contro la città. E mentre Palermo tenta di non affondare, continuate a scrivere e a contattare Livesicilia per creare una rete di informazione i cui nodi siano proprio le vostre storie.


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