Crocetta chi? | I dolori del presidente

Crocetta chi? | I dolori del presidente

Le Province, i rifiuti, la visita di Renzi: il governatore sempre più ai margini cerca di battere un colpo.

Le luci di Palazzo d’Orleans sono ancora accese. C’è qualcuno dentro anche se i più fanno ormai finta che non ci sia più nessuno. Nel lungo tramonto di questa sterile legislatura, il presidente della Regione Rosario Crocetta finisce sempre più ai margini della scena. Un supplizio che certo pesa all’uomo che ha dimostrato in tutti i modi di apprezzare i riflettori puntati su di sé. Ma oggi, in questo strascico di legislatura che porterà alle prossime regionali, il ruolo del governatore diventa sempre più marginale, quasi invisibile. Sottoposto alla duplice tutela, quella dei partiti che hanno preso in mano le redini dopo l’ultimo rimpasto, e quella di Roma che si fa forte del mix letale tra le sofferenze finanziarie della Regione e la sua inefficienza per imporre commissariamenti e supplenze, Crocetta è costretto a ingoiare quotidiani bocconi amari.

Gli ultimi due capitoli, freschi freschi, riguardano la tormentata vicenda delle ex Province e la visita di Matteo Renzi. “È ormai chiaro ed evidente, comunque, che d’ora in avanti che i rapporti con il Governo nazionale non potranno più essere lasciati alla discrezionalità del governo regionale”, commentava tranchant il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone nell’apprendere la notizia del nuovo rischio impugnativa per la riforma delle città metropolitane. Rischio dettato dalla scelta siciliana di discostarsi dalla riforma Delrio – per un dispetto a Orlando, malignò qualcuno – nella parte che prevede che il sindaco del comune capoluogo sia anche a capo della città metropolitana. Venerdì, dopo essersi beccato gli improperi dei sindacati, Crocetta, che fino al giorno prima sembrava volersi ancora impuntare sulla norma, è intervenuto per buttare acqua sul fuoco, imputando al Parlamento e non al governo la paternità della norma impugnata: “Se nel Parlamento si dovesse registrare tale volontà si potrà proporre la norma e approvarla”, ha detto il governatore. Si cambi pure, affari del Parlamento. Che ormai vuole farla finita con questo pasticcio.

C’è poi la storia della visita di Matteo Renzi, venuto a firmare i patti per Palermo e Catania con i rispettivi sindaci. Lasciando nell’ombra il governatore, che era dovuto volare a Roma per firmare in sordina, in una riunione in cui Renzi non si era nemmeno visto, il patto per la Sicilia. Circostanza che secondo la ricostruzione di Repubblica avrebbe indispettito parecchio il presidente con tanto di rimostranze a Palazzo Chigi. L’eterno rivale Davide Faraone ha schivato la polemica per non guastare il cima di festa della passerella renziana. Rimandando ai prossimi giorni la contesa con il governatore su un altro spinoso dossier, quello dei rifiuti, sul quale Crocetta ha cercato di uscire dall’invisibilità mettendosi di traverso ai piani romani sul commissariamento, battendo i pugni sul tavolo in un incontro nella Capitale in cui ha affermato che non c’è necessità di poteri speciali sulla gestione e sulle discariche. La pazienza del governo nazionale sul punto dovrebbe esaurirsi nelle prossime ore. Quando scopriremo se il braccio di ferro avrà lo stesso epilogo a tarallucci e vino di quello appena accennato sulle ex Province. E cioè, parafrasando il premier: Crocetta chi?

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