Dal commissariamento alle elezioni | La guerra tra Crocetta e renziani

Dal commissariamento alle elezioni | La guerra tra Crocetta e renziani

Ormai litigano su tutto: dai soldi per la Formazione alla riforma del sistema idrico. Il presidente e Faraone rappresentano ormai due blocchi di potere che dialogano a fatica. E i seguaci del premier chiedono di togliere il sostegno al governatore. Il primo passo verso il ritorno alle urne?

PALERMO – E adesso i renziani chiedono di “staccare la spina” al governo Crocetta. Non è la prima volta, a dire il vero. E il rischio che si tratti dell’ennesima, vana schermaglia è assai forte. Ma il problema, al di là dell’esito finale, resta. Il governatore è in guerra con una parte del suo partito. E non certamente la meno influente, visto che è quella che funge da cinghia di trasmissione con Roma. Dal governo Renzi, solo da lì, possono arrivare le risorse per tenere in piedi la Sicilia. Da quell’esecutivo nel quale Davide Faraone recita il ruolo di sottosegretario, dopo aver fatto parte per mesi della segreteria nazionale dei democratici. Ma i problemi sono tanti. E in qualche caso si trascinano da tempo. Una cosa però è certa: il governo romano non ha più fiducia in Rosario Crocetta.

“La Formazione? Se ne occupassero davvero loro”. A margine di una conferenza stampa il governatore la butta lì. Per scherzare, forse, ma fino a un certo punto. E a dire il vero, proprio il Ministero nel quale Faraone recita il ruolo di “numero due”, ha già mostrato il “cartellino giallo” a Crocetta. “Sulla Formazione siamo pronti a richiamare l’articolo 120 della Costituzione”. Che si traduce nei “poteri sostitutivi” del governo centrale nei confronti delle Regioni che non assicurano i livelli essenziali in alcuni servizi. Tra cui quelli riguardanti i corsi destinati ai giovanissimi. La replica dell’assessore Lo Bello, piuttosto che sgombrare i dubbi, ha alzato la temperatura dello scontro: “E’ l’assessore Baccei a non aver previsto i fondi in bilancio”. E l’assessore all’Economia, giusto per ricordarlo, recita a sua volta il ruolo di “inviato speciale” di Roma in Sicilia. Nelle sue mani, insomma, Crocetta ha “devoluto” la gestione dei conti della Regione. Un vero e proprio commissariamento. Che a dire il vero non si è fermato ai conti. Visto che l’ultima legge di stabilità è stata anche l’occasione per mettere mano – sulla scia della necessaria ‘spending review’ – ad altre materie, come quelle riguardanti il personale regionale. Settore formalmente nelle mani dell’assessore alla Funzione pubblica, a sua volta esautorato dal “collega” scelto da Faraone e Delrio. E non a caso, Ettore Leotta, in giunta in quota Udc, si sarebbe stancato: le sue dimissioni sono vicinissime.

“Faraone entra a gamba tesa sul mio governo”, dice oggi Crocetta. E non è che abbia tutti i torti. A patto che si estenda la responsabilità dal sottosegretario “che ha perso – ha attaccato ieri Crocetta – quando si è candidato alle Regionali e adesso fa il Solone da Roma”, all’intero governo Renzi. Che ad esempio ha recapitato a Palazzo d’Orleans un avvertimento anche sul tema dell’acqua: o approvate presto la riforma, o ci pensiamo noi. Già, il potere sostitutivo. Ecco di nuovo l’ombra del commissariamento. Che si era palesata anche in momenti tragici come quelli che sono seguiti alla morte delle piccola Nicole, avvenuta in circostanze ancora al vaglio degli inquirenti. In quei giorni, però, fu durissimo l’intervento del ministro Beatrice Lorenzin, che parlò della Sicilia come una “Regione sotto tutela” e aveva manifestato la disponibilità del ministero a “sostituirsi” all’assessore Lucia Borsellino. Quest’ultima, non a caso, minacciò le dimissioni, poi rientrate. Beatrice Lorenzin è un ministro che fa capo al Nuovo centodestra di Alfano. Un partito contro il quale Crocetta ha puntato l’indice proprio in queste ore. Quasi una rivincita: “Ho fatto bene – ha detto – a essere prudente sull’allargamento della mia maggioranza agli uomini di Alfano, visto le inchieste che hanno coinvolto anche i sottosegretari Giuseppe Castiglione e Simona Vicari”.

Ma ovviamente il “tasto dolente” non è quello dei rapporti tra Crocetta e gli alfaniani. A far scricchiolare l’esecutivo regionale, infatti, sono le liti a distanza tra il governatore e il sottosegretario del Pd. Un fatto sotto certi aspetti paradossale. Visto che proprio l’area dei renziani è quella che non ha mai fatto mancare il sostegno al presidente e la propria presenza in giunta a differenza di altre “anime”, come quella dei cosiddetti “cuperliani” che per mesi non hanno espresso assessori. Eppure, tra Crocetta e Faraone da tempo i rapporti sono pessimi. Il caso esemplare è quello legato a un intervento del sottosegretario alla “Leopolda sicula”: in quell’occasione Faraone “censurò” l’eccessivo ricorso alle denunce da parte di Crocetta. Un affondo che non andò giù al governatore, che sollevò la questione persino in commissione nazionale antimafia. Ma non solo. I due non si sono trovati d’accordo ad esempio sul rinnovo della convenzione a Ismett (e la recente approvazione dell’Accordo-quadro non sembra del tutto aver dissolto le nubi). Ma a tenere banco sono soprattutto problemi di soldi. Alla Sicilia, stando alle parole di Crocetta, mancano un po’ di risorse che Roma dovrebbe garantire all’Isola. A cominciare dai Fondi per la Formazione professionale, assicurati solo per la prossima annualità per giungere all’accordo da trecento milioni concordato in sede di Finanziaria, ma non ancora ratificato. “Ricordo bene – dice Crocetta – che in quei giorni una delegazione del Pd si recò a Roma, dicendo che grazie a loro tutto era a posto. Ma io i soldi ancora non li ho visti”.

Ovviamente, a tenere legate tutte queste questioni c’è il dopo-Crocetta. Da Palazzo Chigi, in questi giorni, filtra l’idea che in Sicilia si possano anticipare le elezioni regionali. E c’è persino una data: la seconda metà del 2016, quando si tornerà al voto per le amministrative anche in grossi Comuni italiani. Così, gli attacchi (o le repliche) dei renziani, che hanno assunto toni abbastanza plateali (Zambuto ha parlato di un governatore dal consenso pari allo zero, mentre l’ex sindaco di Siracusa Garozzo ha addirittura varato l’hashtag #sarostaisereno), sembrano manovre di “riposizionamento”. Un modo per dire: “Noi prendiamo le distanze da Crocetta”, in vista appunto di possibili elezioni. Elezioni che arriverebbero però solo in caso di dimissioni di metà Sala d’Ercole. Ipotesi ardua, ma non impossibile se i renziani dessero seguito alle “minacce”. In caso contrario, sarebbe altissimo, per i “rottamatori” il rischio di autogol. Da mesi vanno avanti gli ultimatum e gli “avvisi” al governatore. Ma fin dall’inizio i renziani restano saldi all’interno del governo Crocetta. Che forse ha davvero buoni motivi per “stare sereno”.


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