Dal boss al meccanico: mafia di Porta Nuova, 16 imputati

Dal boss al meccanico. Mafia di Porta Nuova, al via il processo: 16 imputati

Una sola parte civile assistita da Addiopizzo

PALERMO – Gli imputati sono sedici. Dal presunto reggente della famiglia di Palermo Centro a coloro che si sarebbero messi a disposizione per organizzare gli incontri fra i mafiosi. Si è costituita una sola parte civile: un imprenditore edile che, accompagnato dal comitato Addiopizzo, ha deciso di ribellarsi alle estorsioni.

Davanti al giudice per l’udienza preliminare Claudio Emanuele Bencivinni si è aperto il processo per uno dei tronconi del blitz dei 181 dello scorso febbraio. In particolare, il lavoro della Procura della Repubblica si è concentrato sulla famiglia che fa parte del mandamento di Porta Nuova.

Di associazione mafiosa rispondono Giovanni Castello, considerato il reggente della famiglia di Palermo centro, Giuseppe Di Maio, Francesco Paolo Putano, Antonino Serenella, Francesco Paolo Viviano, Francolino Spadaro.

Pietro Di Blasi, Fortunato Bonura, Francesco Paolo Luisi e Giuseppe La Barbera sono imputati per estorsione. Ci sono poi coloro che avrebbero aiutato a vario titolo i mafiosi ad deludere le indagini ed organizzare incontri riservati: Francesco Battaglia, Rosario Mandalà, Filippo Marino e Vito Sacco.

Agostino Lupo, invece, sarebbe andato oltre a rafforzando il potere dell’associazione mafiosa, mettendo a disposizione la sua officina per gli incontri riservati ma anche bonificando macchine e moto dalla presenza di microspie. Infine Salvatore Castello è accusato di ricettazione aggravata per avere ricevuto mensilmente una somma di denaro in quanto fratello del capomafia Giovanni.

Gli arrestati furono monitorati per mesi dai carabinieri del nucleo investigativo che fotografarono anche scene simboliche. Saltarono fuori vecchie conoscenze degli investigatori come Francolino Spadaro della Kalsa e Tonino Seranella, immortalato mentre baciavavFrancesco Paolo Viviano. Arrestato nel blitz Alexander (dal nome del capomafia Alessandro D’Ambrogio ndr), scarcerato nel 2022, Seranella non avrebbe perso tempo per mettersi a disposizione della famiglia mafiosa di Palermo Centro.

Sulla costituzione di parte civile dell’imprenditore interviene il comitato Addiopizzo: “È na storia che, seppure a lieto fine, racconta in controluce la persistenza del fenomeno estorsivo nel settore dell’edilizia. Ci sono infatti aree della città e della provincia di Palermo dove imprenditori e operai hanno serie difficoltà a lavorare, dato che altre imprese edili in cambio delle estorsioni pagate si accaparrano forniture e lavori con la protezione di Cosa nostra. Tale fenomeno oltre a colpire chi vuole fare impresa sana e lavorare onestamente, altera e sterilizza le regole del libero mercato e della concorrenza anche a danno dei cittadini-consumatori.

La storia dell’imprenditore edile che oggi si costituisce parte civile assieme ad Addiopizzo conferma che si è oramai consolidato un sistema di tutela e supporto in grado di assicurare le condizioni migliori nei confronti di chi denuncia. Oggi, come dimostrano le centinaia di storie di commercianti e imprenditori palermitani che hanno denunciato negli ultimi venti anni grazie anche al nostro supporto, ci si può opporre alle estorsioni”.


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