Catania, incendio e ciclone: la settimana di Sant'Agata

Dall’incendio al ciclone: quei messaggi nella settimana di Sant’Agata

Una città ferita e l'abbraccio alla Santa Patrona

CATANIA – Dall’11 novembre dello scorso anno al risveglio del 20 gennaio. Poco più di due mesi nel corso dei quali la città di Catania si è ritrovata ferita, sfiancata, impotente. Prima l’incendio al centro fieristico Le Ciminiere con la distruzione del grande teatro Cutuliscio. Poi, la devastazione del maltempo che ha spazzato via il litorale ionico: lungomare del capoluogo etneo compreso.

Catania, la settimana di Sant’Agata

E nella settimana che da oggi segna ufficialmente l’immersione nelle celebrazioni di Sant’Agata, diventa inevitabile ogni riferimento a quanto accaduto. In quella che – nelle intenzioni – vorrebbe essere una festa meno agghindata e più consapevole della difficoltà del momento.

Il primo segnale proviene da Palazzo degli Elefanti. Niente tradizionale appuntamento, la sera del 3, al salone Bellini. Il sindaco Enrico Trantino lo ha ribadito con fermezza: “Ho sempre avuto rispetto per le tradizioni. Ma ne ho ancora di più per i cittadini. Ho ritenuto che Catania debba stare insieme in piazza e non ospiteremo nessuno al Municipio. Tutti insieme per Catania”. Stessa considerazione del presidente dell’assise, Sebastiano Anastasi: niente appuntamento martedì ai gruppi consiliari. E su iniziativa del presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, non vi sarà alcun ricevimento nemmeno a palazzo Minoriti.

“Melior de cinere surgo”

Una forma che assume anche sostanza nel sentimento di una comunità scossa da quanto accaduto e che attende interventi e soluzioni. Che vive l’attimo dell’abbraccio alla Santa quasi come un presagio liberatorio. Che va oltre la fede e che abbraccia l’identità di un popolo che di quell’incisione latina “Melior de cinere surgo” ha fatto un manifesto indefferibile della propria forza di volontà.

A Catania comincia ufficialmente la settimana di Sant’Agata. Oltre la devozione e la mastodontica partecipazione, resta in piedi la speranza di una città che poche volte come quest’anno celebra la libertà interiore dalle cose materiali. Per potersi prendere cura della propria casa e delle proprie strade: fuori dalla rassegnazione e dall’indifferenza. Ed ancor più dallo spettro della retorica dell’annuncio (quella legata alla ricostruzione) che al momento ha impregnato quelle giornate di fine gennaio che hanno portato distruzione.


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