Guerra interna nella Democrazia cristiana, la Sicilia contro Roma

Guerra aperta nella Dc, scontro per l’eredità politica di Cuffaro

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La Sicilia contro i vertici nazionali

PALERMO – Nella Democrazia cristiana è guerra aperta tra il partito siciliano e i vertici nazionali. Da un lato la deputazione regionale, dall’altro il segretario facente funzioni Gianpiero Samorì e il presidente nazionale Renato Grassi.

Lo sconto interno alla Dc

La faida affonda le radici nelle vicende giudiziarie che a fine 2025 hanno colpito l’ex governatore siciliano Totò Cuffaro. Da quel momento l’eredità politica di un partito che aveva (e ha ancora) la sua roccaforte nell’Isola è stata contesa. Prima le vicende che hanno visto contrapposti i vertici nazionali all’allora segretario regionale Stefano Cirillo, ora lo scontro coinvolge il partito siciliano, compresi i segretari provinciali che hanno inviato una nota a Grassi per chiede la convocazione urgente del Consiglio nazionale del partito.

Dalla Sicilia si chiede “il rispetto delle prerogative degli organi del partito” e, soprattutto, l’elezione di un nuovo segretario nazionale “così da assicurare – si legge nella nota – piena funzionalità, rappresentatività e legittimità agli organi dirigenti della Dc”.

La guerra per l’eredità politica di Cuffaro

È l’ultimo atto di una guerra per il controllo della creatura politica di Cuffaro, che era riuscito a rimettere in piedi la Democrazia cristiana. Dopo l’inchiesta di Palermo e l’esautorazione di Cirillo furono nominati tre commissari in Sicilia ma alla scadenza del mandato dei tre Roma ha puntualmente dato loro il benservito. Totò Cascio, Fabio Meli e Carmelo Sgroi hanno così lasciato il posto all’ex deputato regionale Salvo Giuffrida, nominato commissario da Roma.

Dc, duello Palermo-Roma

Lo scontro, rimasto più o meno sottotraccia, è riscoppiato con le parole rilasciate dal capogruppo Dc all’Ars Carmelo Pace che ha dato l’ok alla possibile ricandidatura di Renato Schifani alla presidenza della Regione per il centrodestra. Una presa di posizione che Giuffrida ha interpretato come una invasione di campo rispetto alle sue prerogative di commissario.

Carmelo PAce
Il capogruppo della Dc all’Ars Carmelo Pace

“Condivido le considerazioni espresse da Pace in merito al lavoro svolto in questi anni dal governo regionale – le sue parole -. Il giudizio positivo sul percorso compiuto non può tuttavia essere confuso con l’assunzione anticipata di decisioni che, per la loro rilevanza, competono agli organismi politici del partito”. Per Giuffrida il sostegno Dc a qualsiasi candidatura alla presidenza sarà deciso “nelle sedi politiche e statutarie opportune, di concerto con la segreteria nazionale”.

Oggi la contromossa del partito siciliano, con la nota inviata a Grassi da parte della “maggioranza assoluta del Consiglio nazionale della Dc – si legge – compresi tutti i deputati regionali della Sicilia e i segretari provinciali”. Si chiede la convocazione “in tempi brevi” del Consiglio nazionale “affinché l’assemblea possa eleggere il nuovo segretario nazionale”.

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In palio lo scettro per le trattative su Politiche e Regionali

Nel mirino, quindi, c’è Samorì, che regge il partito da febbraio di quest’anno, dopo le dimissioni di Cuffaro. La posta in palio è alta: lo scettro del partito che, nonostante le vicissitudini giudiziarie di chi lo rianimò orami cinque anni fa, rappresenta una fetta importante di elettorato in Sicilia. Avere la possibilità di condurre le trattative politiche sulle prossime elezioni nazionali e regionali per contro dei democristiani può fare la differenza.

Il segretario facente funzioni della Dc Gianpiero Samorì

Si inserisce in questo contesto anche lo scontro su un accordo Dc-Lega, sia per le Politiche che per le Regionali, che sarebbe di fatto, raggiunto ma che non viene ancora ufficializzato. Da qui le tensioni e la guerra aperta per il controllo dell’eredità politica di Cuffaro.


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