Schifani riunisce i suoi: telefonata con Tajani e ipotesi dimissioni

Schifani riunisce i suoi, ipotesi dimissioni. Tensione con Tajani

Palazzo d'Orleans notte
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I fedelissimi del governatore a Palazzo d'Orleans

PALERMO – Una riunione con i più stretti collaboratori e i deputati regionali più vicini, poi la telefonata dai toni “molto forti” con il leader di Forza Italia Antonio Tajani. Per Renato Schifani è uno dei momenti più difficili da quando si è insediato alla guida della Regione. Dopo lo scontro aperto con il commissario azzurro in Sicilia Nino Minardo e la presa di posizione nel tardo pomeriggio di oggi (“valuterò le decisioni da assumere”), il governatore ha riunito i suoi nella ‘war room’ di Palazzo d’Orleans. Sul tavolo la strada delle dimissioni.

Telefonata Schifani-Tajani

La telefonata con Tajani sarebbe stata a tratti tesissima. Schifani avrebbe rappresentato al leader di Forza Italia il proprio disappunto per le dichiarazioni di Minardo nel merito e nel metodo. Quest’ultimo aveva parlato della necessità di aprire “una nuova fase politica” per il partito nell’Isola.

Tajani e Schifani
Antonio Tajani e Renato Schifani

Lo scontro Minardo-Schifani e il rebus ricandidatura

“Prendo atto delle dichiarazioni dell’onorevole Minardo – ha affermato nel pomeriggio di martedì 6 ottobre Schifani -. In queste ore sto valutando, con senso di responsabilità, le decisioni da assumere, che comunicherò a breve”. Tra i due lunedì sera c’era stata una telefonata, che evidentemente non è stata risolutiva.

Il nodo è sempre quello della ricandidatura di Schifani alle prossime elezioni regionali. Il governatore la dà per scontata e avrebbe ricordato più volte a Tajani la telefonata con la quale Silvio Berlusconi gli chiese di candidarsi in Sicilia. Nelle stanze romane del partito, invece, sarebbero aumentati i dubbi sul bis.

Il caso Armao

Un effetto anche della preoccupazione che monta tra i quadri azzurri rispetto alla vicenda giudiziaria che ha colpito Gaetano Armao. Il legale, ex capo della Cts regionale, è stato consigliere giuridico di Schifani fino allo scoppio dell’inchiesta, poi si è dimesso. Su di lui pende una richiesta d’arresto avanzata dalla procura di Palermo con l’accusa di corruzione. Le immagini di Armao con in mano il denaro di presunte mazzette, tratte dalle telecamere nascoste piazzate dagli investigatori, hanno impressionato non poco Roma che così ha deciso di accelerare sulla “svolta”.

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L’ipotesi delle dimissioni e del voto a dicembre

Ogni decisione è rinviata, in attesa anche di segnali da Roma. La scelta arriverà a metà della giornata di mercoledì 7 ottobre. Il presidente della Regione sta comunque pensando alle dimissioni, una strada che condurrebbe la Sicilia al voto probabilmente a metà dicembre. Centrodestra e centrosinistra, entrambi ancora in alto mare, sarebbero costretti ad accelerare i tempi per la scelta dei rispettivi candidati.

Manovrina in forse, aiuti appesi a un filo

Uno scenario che spazzerebbe via, con molta probabilità, anche la manovrina che proprio oggi ha ricevuto il via libera in commissione, con tanto di Fit da 50 milioni di euro, e che è lievitata fino a superare i seicento milioni di euro di valore. In bilico gli aiuti per il settore agricolo e per il contrasto al caro-carburante. Tutto resta appeso a un filo, in attesa delle decisioni di Schifani sul futuro della legislatura.


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