PALERMO – Pd all’attacco sulla riforma della dirigenza regionale. “È stucchevole che, dopo oltre tre anni e mezzo di legislatura, il governo regionale continui ancora a parlare di riforma della dirigenza mentre, nel frattempo, i dirigenti stanno letteralmente scomparendo, ciò certifica di non avere né una visione politica né un percorso chiaro. L’inadempienza, la lentezza e soprattutto l’immobilismo dell’esecutivo stanno producendo danni enormi alla Regione, che rischia nei prossimi anni di non avere più dirigenti e, di conseguenza, di non poter garantire neppure la minima azione amministrativa né un adeguato passaggio di consegne con eventuali nuovi dirigenti, ammesso che questi arrivino”. Lo dice il vice capogruppo del Partito democratico all’Ars, Mario Giambona, in merito all’articolo di LiveSicilia che racconta del passaggio di un dirigente di seconda fascia alla prima, fatto inedito per la Regione.
Giambona: “Due fasce per i dirigenti”
Il tutto mentre la riforma in discussione all’Ars prevede la fascia unica per i dirigenti generali. “Lo abbiamo sempre detto con chiarezza: l’impostazione deve restare quella delle due fasce, emulando il modello delle amministrazioni centrali dello Stato”, precisa Giambona.
“Un’impostazione che trova oggi ulteriore conferma nella proposta di riforma avanzata a livello nazionale dal ministro Zangrillo, che prevede il mantenimento delle due fasce e una metodologia chiara e strutturata di passaggio dalla seconda alla prima, valorizzando le competenze dei funzionari”, aggiunge. Il Pd, in merito alla dicotomia tra fascia unica e doppia fascia per i dirigenti della Regione, ha presentato anche un emendamento al ddl all’Ars. Giambona ricorda infine che “in questa direzione si è espressa anche la quasi totalità delle organizzazioni sindacali”.
Dipasquale: “Su dirigenti il centrodestra non vuole il merito”
Sul tema interviene anche il parlamentare ragusano Nello Dipasquale. “Il centrodestra governa la Sicilia da otto lunghi anni e non è ancora riuscito a portare avanti una riforma dei dirigenti regionali, preferendo proseguire con un sistema di nomine che non consente di avere i migliori nei posti più importanti e decisivi dell’amministrazione pubblica”, dice Dipasquale, che negli anni ha presentato due ddl per un riordino della dirigenza della Regione basato su un’articolazione in due fasce: il ddl 798 del 2020 e il ddl 88 del 2022. La prima proposta di legge fu avanzata nella precedente legislatura, la seconda in quella attuale.
“L’obiettivo era quello di mettere ordine in questo settore pur essendo opposizione all’Ars – ricorda Dipasquale – ma questo centrodestra non sceglie il merito e preferisce altre strade che non passano dall’autonomia dei direttori generali. Fare una riforma seria significa garantire figure apicali autonome nella burocrazia regionale – conclude Dipasquale -, significa scegliere persone libere e che non sono ostaggio delle nomine”.

