Disastro click day: SITO INACCESSIBILE, SI RINVIA - LiveSicilia.it

Il disastro del click day|Sito inaccessibile, si rinvia

Click day
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Commenti

    I Commercialisti che presentano in ritardo un modello fiscale devono pagare multe salatissime,
    Nella Regione Siciliana non paga mai nessuno .
    Musumeci puoi chiarire ai Siciliani , quale società informatica ha l’appalto ?
    Quanti quattrini hai pagato ?
    Fai dimettere l’assessore incompetente e chiedi scusa ai SICILIANI
    Agata

    …..ma chi Mimmuzzu? Giammai!

    Detto da Lupo che ha appoggiato e fatto parte del Governo peggiore della Sicilia dell’ultimo secolo mi sembra una carnevalata senza precedenti

    Adesso è molto peggio del periodo crocetta.

    Sottoscrivo! Dilettanti allo sbaraglio! Ai tempi del Presidente Lumia ops Crocetta a questo punto non si era mai arrivato!!

    Sul fatto che siano DILETTANTI NON C’ERA ALCUN DUBBIO. La colpa? Il solito elettorato bavoso , piagnucoloso, medioevale che ci accompagna.

    Lo avevano previsto tutti solo alla regione Sicilia non ci hanno pensato

    tutto quello che ha fatto il governo conte e’approssimativo e fallimentare,ma ancora stanno incollati alla poltrona,la pazienza degli italiani ha un limite che sta per essere superato

    ma che c’entra qui il governo Conte? Questa è una farsa tutta made in Sicily…

    Capisco che uno lascia un commento perpoi leggerlo e dire quanto è bravo ma qua siamo proprio all elogio della pura ignoranza

    Proprio quelli del PD si lamentano? Vadano indietro con la memoria, magari facendosi aiutare dal web, fino all’agosto del 2014. Il click-day di Crocetta. Almeno stavolta la regione ha messo nero su bianco che i problemi sono da addebitare a TIM.

    125 milioni diviso 56.000 imprese accreditate fa all’incirca 2.200 euro a testa.
    Diano un piccolo contributo a tutte e ne escano fuori con dignità. Dopo il flop di oggi nessuno accetterebbe un criterio di assegnazione generato da un sistema informatico che fa acqua da tutte le parti.

    Cosa dire: Diventerà Bellissima.

    Grande novità nel campo della matematica. Musumeci sbaraglia finanche il calcolo delle probabilità: non ne azzecca neppure una

    oltre a tutto questo c’è da sottolineare che molte pratiche non sono state caricate sulla piattaforma per problemi paradossali ed inventati dal software della piattaforma…. va rivisto tutto

    Ma che senso ha avere il Durc in regola, quando le imprese, proprio per mancanza di liquidità non hanno potuto pagare? E’ una sovvenzione falsa, destinata ai soliti amici.

    La strumentalizzazione a fini politici di qualcosa che è acclarato come difficoltà tecnica, per giunta dipendente da fattori esterni, è sempre imbarazzante. Lo è anche il titolo , perché parlare di disastro, come se lo fosse davvero?

    E’ il PD che dovrebbe vergognarsi considerato che ha ridotto la Sicilia una regione da terzo mondo.

    fantastico musumeci che figura ridicola , dimettiti

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Cosa vorrei per la mia Sicilia Alla fine di questa inchiesta, dopo avere letto tante voci diverse e riflettuto sui problemi, sulle proposte e sulle speranze che sono emerse, vorrei provare a dire, semplicemente, cosa vorrei per la mia Sicilia. Vorrei, prima di tutto, che i problemi della Sicilia smettessero di essere considerati un destino. Acqua, sanità, trasporti, infrastrutture, energia, ambiente, lavoro, formazione, ricerca, giovani che partono: ormai li conosciamo. L’indagine ha avuto il grande merito di farli emergere con chiarezza attraverso voci politiche, sociali e civili molto diverse. Poche le donne! Vorrei allora qualcosa di semplice: che si cominciasse dai bisogni reali e si costruisse intorno a essi una programmazione condivisa, trasparente e misurabile. Vorrei una politica capace di indicare pochi obiettivi concreti, dichiarare tempi e risorse, misurare i risultati e comunicarli continuamente ai cittadini. Non cinque anni di potere, ma cinque anni effettivi di lavoro per governare. Senza semestri o anni bianchi dedicati alla propria rielezione. Le buone politiche devono durare più delle persone che le hanno realizzate. Vorrei che destra e sinistra continuassero naturalmente a confrontarsi sulle soluzioni, ma che alcuni grandi problemi della Sicilia diventassero patrimonio comune e non ricominciassero da zero a ogni cambio di maggioranza. Vorrei che il voto non fosse il momento in cui il cittadino consegna il proprio potere per riaverlo cinque anni dopo. La partecipazione dovrebbe cominciare nell’urna, non finire lì. Obiettivi, avanzamento e risultati devono restare visibili e verificabili durante tutto il mandato. E, soprattutto, vorrei affrontare seriamente l’emorragia dei giovani. Non basta chiedere loro di restare: bisogna costruire le condizioni perché possano farlo. I bisogni della Sicilia sono ormai chiari: infrastrutture e trasporti, gestione dell’acqua e dell’energia, salute e assistenza, ambiente e rifiuti, digitale, ricerca, innovazione, servizi alle imprese. Da questi bisogni dovrebbero nascere il lavoro necessario e una formazione coerente con ciò che la Sicilia vuole diventare. Vorrei che Governo regionale, università, enti formativi e imprese lavorassero molto più strettamente insieme. La formazione deve restare libera e di qualità, ma deve conoscere i fabbisogni professionali del territorio. E imprese ed enti formativi dovrebbero essere incentivati e valutati anche sulla capacità di trasformare competenze in lavoro qualificato in Sicilia. Perché quando un giovane parte non perdiamo soltanto un lavoratore: perdiamo competenze, energie, famiglie future e nascite, accelerando l’invecchiamento della popolazione. E dopo avere sostenuto i costi della sua formazione, permettiamo ad altre regioni o ad altre nazioni di utilizzare quelle competenze. Vorrei poi una Sicilia nella quale Falcone e Borsellino non vengano continuamente trascinati nelle convenienze del presente, ma restino ciò che già sono: un sentimento vivo e comune, capace di ricordarci che questa terra possiede una straordinaria riserva di dignità civile. E vorrei un miracolo: la morte della corruzione. Vorrei che nella Sicilia dei nostri figli non ci fosse più bisogno di conoscere qualcuno, chiedere un favore o accettare un compromesso per ottenere ciò che spetta per diritto, per merito o per capacità. Vorrei che la rabbia non diventasse odio, disprezzo e rinuncia, ma partecipazione e proposta. Vorrei che le tante solitudini individuali si trasformassero in problemi condivisi e poi in azione collettiva. Perché una società coesa non si riconosce soltanto nella solidarietà: si riconosce quando chiede insieme che l’acqua funzioni, che la sanità curi, che le strade colleghino, che i giovani possano lavorare. Vorrei lasciare ai nostri figli soprattutto lavoro vero e dignitoso, perché il lavoro è l’arma più forte contro la mafia: rende le persone libere, riduce il bisogno e sottrae spazio al ricatto e alla dipendenza. E vorrei lasciare loro una Sicilia più verde. Gli alberi, il verde, la terra e l’acqua non sono soltanto risorse da amministrare: sono un patrimonio da custodire e curare con amore, perché appartengono anche a chi verrà dopo di noi. Vorrei infine che la politica ricordasse una cosa molto semplice: governare significa servire. Chi riceve il potere dovrebbe usarlo per costruire un sistema migliore e duraturo, non per consolidare la propria posizione. Forse è questo, alla fine, ciò che vorrei per la mia Sicilia: problemi meglio individuati, non promesse più grandi; sistemi capaci di funzionare, non uomini indispensabili; responsabilità condivise, non appartenenze contrapposte; risultati costruiti, misurati e lasciati in eredità a chi verrà dopo, non speranza affidata al caso. Perché amare davvero la Sicilia significa volerla consegnare ai nostri figli più libera, più giusta, più verde, più efficiente e con molte più ragioni per restare. Una Madre Siciliana

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