"Dov'è la polizia?": mafia a Catania, cronaca di un'estorsione

“Dov’è la polizia che ti aiuta?”: mafia a Catania, cronaca di un’estorsione

Le aggressioni e le intimidazioni alla Vecchia Dogana

CATANIA – Un’escalation di violenze e intimidazioni. Il disordine cresce nel locale, e chi si propone per rimettere le cose a posto sono le stesse persone che le hanno mandate all’aria. A pagamento, ovviamente. È il metodo con cui i Cursoti milanesi hanno cercato di estorcere denaro e lavoro a un locale della Vecchia Dogana di Catania, il cui racconto è nelle carte dell’operazione “Cerbero”.

La messinscena

Dopo l’ennesima incursione, inizia la messinscena mafiosa. Giuseppe Ardizzone e Giuseppe Piterà, uomini dei Cursoti milanesi che avevano causato diversi disordini nel locale, avvicinano il titolare e gli chiedono “ma che succede, perché sei così arrabbiato, cosa è cambiato?”. Ardizzone dice che non può fermare gli indisciplinati per soldi perché se no sarebbe un’estorsione e lascia il titolare, che poco dopo viene raggiunto da Miano che gli dice quasi le stesse cose. Come se stessero recitando la parte di uno stesso copione, scrive il gip.

Quaranta minuti dopo il capo della sicurezza ferma il titolare e fa da portavoce, o da marionetta, dei due capi. Racconta che gli è stato detto: “Noi non facciamo niente per niente, almeno ci vogliono cento euro a testa a serata” per sistemare tutto quello che stava accadendo all’interno della Dogana.

Dichiara anche il titolare, a proposito del capo della sicurezza: “Al fine di giustificare la richiesta estorsiva mi consigliava di accettare e pagare. Perché secondo il suo pensiero, quelle due persone avrebbe facilitato il lavoro di tutta la sicurezza e, facendo ciò, anche a suo discapito, ne avrei tratto un vantaggio economico considerato che potevo impiegare in tal senso meno personale di vigilanza”.

La prima richiesta di sistemare le cose pagando è seguita dalla crescita dei prezzi, che diventano 200 euro a sera, poi 400. Il responsabile della sicurezza continua a fare da passaparola a Miano e spiega al titolare che “il lavoro fatto da Ardizzone e Miano” per mantenere l’ordine nel locale è troppo e deve essere pagato.

Le risse

I taglieggiamenti continuano. Un tale Cristian propone al titolare una società “dato che si è fatto mettere sotto scopa da ragazzini”. A fine febbraio la cassiera del Levante riferisce al titolare che il capo della sicurezza ha preso 20 bottiglie di champagne pagandole 20 euro e non 50 e diverse consumazioni omaggio. Appena gli chiedono conto, il capo della sicurezza risponde: ” Era per tranquillizzare gli animi”.

I disordini continuano anche con le forze dell’ordine dentro il Levante. Mentre ci sono due agenti di polizia fuori servizio, Miano prima li va a salutare e poi si allontana dal locale, continuando a gestire i suoi affari attraverso due uomini di fiducia. Miano parla anche con il titolare. Dicendogli che non è stato lui a chiedere o ricevere soldi ma “qualcuno a lui vicino”, cercando di dare tutta la colpa all’addetto della sicurezza.

Ai primi di aprile del 2022 arriva un’aggressione da parte di Giuseppe Ardizzone a un uomo della sicurezza. Dopo l’aggressione Giuseppe Santo Patanè, uno degli uomini di fiducia di Miano “Piripicchio”, dice al titolare: “Non è la Polizia che ti risolve tutti questi problemi, i problemi possiamo risolverteli solo noi e sai come. Dov’è la polizia che ti aiuta?”.

La notte tra l’otto e il nove aprile Ardizzone, MIano e altri forzano con circa seicento persone l’ingresso alla Golden Area. Mettendosi anche a rubare borse, giubotti e cellulari. Il giorno dopo Salvatore Piero Gagliano, uno scagnozzo di Miano, telefona a un addetto alla sicurezza e pretende l’accesso per quattro persone. “Se no scendiamo con trenta motorini e spacchiamo tutto”.

Ancora, in un’incursione del due maggio viene pestato uno dei soci del Levante. In quell’occasione Giuseppe Ardizzone dice al titolare “io non devo chiedere il permesso a nessuno per entrare, non devo aspettare, io non ho paura perché sto aspettando di farmi venti anni di galera”.

Le conclusioni del gip

Scrive il gip, a proposito della presenza sia dei Cappello che dei Cursoti nei fatti della Vecchia Dogana: “La partecipazione simultanea e congiunta di soggetti riferibili o vicini a gruppi criminali diversi è circostanza peculiare ma affatto atipica o inusuale. L’intesa raggiunta tra i diversi attori ha consentito l’esecuzione di un piano criminale unitario comune. Avente evidentemente il fine non solo di estorcere un ingiusto profitto ai danni dello Scardilli, ma anche di imporre significativamente il potere criminale sull’imprenditoria locale”.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI