Dura nota della Corte dei Conti |"Criticità nei fattori di squilibrio"

Dura nota della Corte dei Conti |”Criticità nei fattori di squilibrio”

La situazione finanziaria sarebbe critica. L'assessore Girlando ne parlerà in conferenza stampa, Catania bene comune alla Palestra Lupo.

analisi del piano di riequilibrio
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CATANIA – Non sono bastate le rassicurazioni inviate dal Collegio dei revisori dei conti ai magistrati contabili palermitani. Quanto replicato alla richiesta della Corte dei conti lo scorso 27 aprile non è stata sufficiente, insieme ad altri documenti trasmessi, a dipanare i dubbi dei giudici contabili che, con nota del 18 maggio, convocano con urgenza il sindaco o un suo delegato, per “i profili di criticità emersi, dalla disamina dei principali fattori di squilibrio” che hanno spinto l’Ente, nel 2012, a fare richiesta di accesso al Piano di riequilibrio pluriennale.

L’assessore al Bilancio Giuseppe Girlando assicura che, presto, mostrerà i dati, probabilmente nel corso di una conferenza stampa che si dovrebbe tenere entro la prossima settimana, ma intanto, quanto riportato dai magistrati contabili sembra davvero evidenziare una situazione finanziaria al limite del collasso.

Numerose le problematiche che il documento finanziario del Comune di Catania continuerebbe ad avere, dunque, a cominciare dal “notevole incremento del disavanzo di amministrazione” – scrivono i giudici  – che, da circa 140 milioni al 31 dicembre 2011 risulta aumentato il 31 dicembre 2014 a 169 milioni”; disavanzo che è emerso a seguito del riaccertamento straordinario dei residui operato dai gli uffici.

Aumenta anche l’esposizione debitoria al 31 dicembre 2015 rispetto a quella rappresentata al momento della presentazione del Piano di riequilibrio: ad esempio, i debiti fuori bilancio da ripianare momento dell’approvazione ammontavano a circa 86.504.000 euro, di cui 25 milioni provenienti dalle aziende partecipate. Questi debiti nel 2014 aumentano a 131 milioni di cui 87.000 riconosciuti e 43 milioni ancora da riconoscere il 31 dicembre 2014. Questi, al 31 dicembre aumentano da 43 milioni e passano 79 milioni che, “seppur non riconosciuti risultano pagati per oltre 26 milioni. Questi debiti risultano compresi nel Piano di riequilibrio per un minimo di 3 milioni”. 

E ancora, l’ente nel 2014 fa ricorso all’anticipazione di liquidità provvedendo alla relativa modifica del piano di riequilibrio che non risulta trasmessa alla sezione di controllo, per un importo complessivo dell’anticipazione di 182.599.000 ero con un aggravio di spesa per interessi passivi di 68 milioni, “per la copertura lente individuate le risorse finanziarie che allo stato non risultano essere state definite nella certezza”.  Inoltre, i residui passivi apparirebbero realtà privi di copertura finanziaria, con la conseguenza che l’ente non sarebbe in grado di rimborsare le rate di ammortamento dell’anticipazione. Secondo la corte questa situazione potrebbe addirittura aggravarsi mettendo l’ente nelle condizioni di non poter restituire il debito scaturente dall’anticipazione di liquidità. Il Comune si troverebbe costretto a trovare nuove risorse.  

Ma a preoccupare soprattutto sono i debiti fuori bilancio, al momento dell’approvazione risultavano debiti fuori bilancio potenziali per circa 8 milioni di euro; “in seguito a un riscontro l’ammontare del contenzioso al 31 dicembre 2015 viene quantificato in un valore complessivo di 712 milioni – scrivono i giudici – di cui circa 621 milioni relativi al contenzioso passivo, a fronte dei quali l’ente non ha previsto il fondo rischi e spese legali”. 

Sono però le società partecipate a creare particolari problemi, soprattutto Sidra, “nei confronti della quale risultano esposizione debitoria di circa 41 milioni” e posizioni debitorie creditorie non conciliate con le altre se la partecipate, Amt, Amt in liquidazione, Multiservizi, ecc.

Una situazione finanziaria in termini di cassa che sembra evidenziare rilevanti aspetti di criticità in merito alla capacità dell’ente di garantire gli equilibri negli esercizi futuri. Sotto osservazione, ancora, la capacità di riscossione delle entrate tributarie che risulterebbe peggiorata, con particolare riferimento alle entrate provenienti dall’attività di recupero dell’evasione tributaria e di quella relativa alle sanzioni per il codice della strada.  le entrate relative al recupero dell’evasione tributaria tra il 2012 e 2014 non supererebbero 2% degli accertamenti con un andamento decrescente negli anni. Persisterebbero poi criticità nella gestione dei residui e, in generale, dall'”aggregazione dei dati fortiti dal collegio dei revisori – conclude la Corte – emergerebbe il sostanziale mancatoo perseguimento degli equilibri finanziari”. 

Una situazione che pare grave e sulla anche Catania bene Comune vuole vederci chiaro. Ne parlerà lunedì 23 maggio alle ore 21 presso Palestra LUPo, in piazza Pietro Lupo a Catania, nel corso di un’assemblea pubblica. Di seguito il comunicato.

Tra i centinaia di milioni di euro di debito, il disavanzo causato dal riaccertamento dei crediti inesigibili, gli interessi del Dl 35 e gli ulteriori debiti contratti dall’attuale amministrazione, nei prossimi 30 anni il Comune di Catania dovrebbe effettuare tagli per più di un miliardo di euro. Una situazione insostenibile in una città che già soffre la totale assenza di servizi e un’insopportabile pressione fiscale. In un contesto di crisi sociale, economica e culturale senza precedenti, nel quale l’emigrazione appare come unica via d’uscita, l’amministrazione pubblica dovrebbe occuparsi di offrire sempre maggiori aiuti e di intervenire concretamente per la riduzione del disagio economico dei cittadini. Solo immaginare nuovi tagli, svendite del patrimonio, aumento della tassazione, privatizzazioni, addirittura per trent’anni, significa condannare a morte la città di Catania. Di fronte a uno scenario tanto preoccupante sarebbe dovere della Giunta Comunale, del Sindaco Bianco, dell’Assessore Girlando, aprire un confronto democratico con la città, con le parti sociali, le associazioni, le organizzazioni politiche. L’imminente percorso di approvazione del nuovo piano di riequilibrio trentennale esigerebbe il coinvolgimento dell’intera città. L’Amministrazione Comunale ha reputato invece prima sancire che non esistono le competenze interne al Comune per la redazione del piano, compiere un vero e proprio pasticcio con il tentativo di affidare a privati la scrittura del piano di riequilibrio, per poi infine lavorare sottobanco, non si sa con quali modalità, al suo confezionamento. Catania Bene Comune chiede che l’Assessore Girlando e l’amministrazione comunale chiariscano immediatamente le modalità in cui si sta approntando il piano di riequilibrio e quale personale è impegnato in tale lavoro. Alla luce della Delibera di Giunta n.42 nella quale il Segretario Generale, Dott.ssa Liotta, sancisce che: “la riformulazione del Piano di riequilibrio comporta attività molto complesse, per le quali sono necessarie competenze pluridisciplinari, in atto non disponibili all’interno dell’ente”, alla luce del fatto che nessun atto amministrativo ha consentito l’utilizzo di consulenti, Catania Bene Comune chiede di sapere se nella redazione del piano sono impegnati, anche informalmente, persone esterne all’amministrazione comunale. Sarebbe un fatto di assoluta gravità, seppur non l’unico, che persone esterne al Comune, senza alcun titolo, abbiano accesso a documenti sensibili e possano influenzare le scelte amministrative.

 


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