Ecco la compagnia degli instabili | "Qui costruiamo la nostra felicità"

Ecco la compagnia degli instabili | “Qui costruiamo la nostra felicità”

La compagnia in scena

C'è un luogo a Palermo in cui tutti si ricongiungono ai sogni che credevano perduti.

PALERMO – L’Isola che non c’è si trova a Palermo, nei locali dell’Asp di via La Loggia. Attraversando un interminabile viale assolato, si giunge a un luogo in penombra, al riparo dal caldo e dalla superficialità di chi non ha occhi per vedere la bellezza.

Qui, spiriti infaticabili fanno di tutto: cuciono, sistemano vestiti, organizzano scaffali, accatastano cose, rivitalizzano vecchie stoffe colorate, per prepararle alla scena. Più che una stanza, un archivio di bimbi e sogni sperduti che si ricongiungono nello stesso volo, ecco perché vengono in mente Peter Pan e la sua allegra banda. E, sopra ogni caos, meticolosi amanuensi che scrivono e riscrivono storie, per mezzo degli oggetti.

Questa è la sede della Compagnia Instabile, costituita da diverse associazioni, un monumento teatrale di abnegazione e sensibilità. Roberta Zottino, che è la presidente di ‘Pensiamo in positivo’, spiega: “L’esperienza nasce nel 2010 con i pazienti che soffrono di disagio psichico, il personale della comunità terapeutica assistita “Lares”, gli operatori volontari clown della nostra associazione e dell’associazione ‘Mente Libera’, presieduta da Sebastiano Catalano. Negli anni, la compagnia si è ingrandita, oggi è composta da quarantadue persone. Il nostro è un percorso di teatroterapia, infatti per noi la spontaneità e il benessere sono i punti di forza per andare in scena. Lavoriamo divertendoci, nella speranza di realizzare il nostro sogno che è quello di far conoscere e portare in altri teatri le nostre rappresentazioni. Il prossimo appuntamento? “La Bottega degli Errori” che sarà rappresentata il 16 giugno alle 18 nell’auditorium della parrocchia Maria Santissima Madre della Chiesa, in viale Francia”.

Sono stati ovunque, i ‘ragazzi instabili’, perfino al Massimo, grazie all’attenzione dell’amministrazione comunale. E sperimentano molto di più che mettere in piedi uno spettacolo: insegnano a coloro che si credono normali quanto sia dolce risalire dal buio, imparare a conviverci, perché l’oscurità è solo una luce non ancora accesa.

“E’ un progetto che richiede molta delicatezza – spiega Anna Maria Parissi, la dottoressa della mente e del cuore che lo coordina -. Abbiamo raggiunto ottimi risultati. Qui, tutti si sentono a casa”. E prendono un altro nome, come se dovessero deporre il fardello nell’anagrafe, poggiando i piedi sulla sabbia dell’Isola, per risciacquarsi l’anima dentro l’azzurro di un mare ignoto. Roberta, per esempio, è Dolly. Luana Damato, volontaria, la chiamano ‘Zikka’. “Siamo qui – dice – per costruire e diffondere felicità”.

Non solo abiti per diventare qualcun altro sulle assi di un palcoscenico. Negli stanzoni dell’Asp vive una vera e propria ‘bottega solidale’, collegata alla compagna, ma significativa di per sé, in cui nulla viene perduto.

“Ciò che per gli altri è vecchio – spiega Roberta-Dolly – e inutile qui torna nuovo e riutilizzabile. Gli abiti vengono ripresi e rimessi a nuovo. Basta poco per ricominciare una vita”. Non sono solo tele. Resistono grida attorcigliate come nastri, un giorno abbandonati su qualsiasi tipo di pavimento, gonne di una bellezza sfiorita, il dolore nero nero che non trovavi più, la gioia smarrita nel taschino di una giacca stinta. E ci sono persone, come cappotti o teli da mare, dimenticati in un angolo che non ricordavi. Qui riprendono se stessi. E tu li riprendi.

Al tavolo delle cose cucite e mai più disperse, mani febbrili, instancabilmente, lavorano; occhi di una insondabile profondità catturano sfumature sconosciute ai più, mentre dalle bocche sale un mormorio che sembra un canto di gioia. Qui della vita non si butta niente. Qui, nell’Isola che non c’è, con i suoi saggi orologi rotti a indicare il vero tempo, nulla va a male, perché tutto, proprio tutto, serve. E la chiamiamo ‘pazzia’.

 

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