Ecco tutti i tesori del "macellaio" - Live Sicilia

Ecco tutti i tesori del “macellaio”

Tra i beni pure opere d'arte
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Ma cosa cercano esattamente i carabinieri che sono entrati nel carcere romano di Rebibbia, di notte,  con un ordine di perquisizione firmato dalla procura di Palermo. Cosa volevano dal boss, dal “macellaio” che ha confessato l’uccisione di 150 persone. Cosa cercavano nella sua cella super-protetta di iper collaboratore?  

Brusca – secondo i pm – avrebbe nascosto alcune zone opulente del suo patrimonio, una ricchezza che in questi anni avrebbe continuato a gestire fra il carcere e i permessi premio, ogni 45 giorni. “E’ lo stesso pentito – scrive per esempio ‘Repubblica’ – ad ammetterlo in una lettera inviata a un prestanome, fotocopiata dagli inquirenti prima che arrivasse a destinazione: “Ho mentito spudoratamente”, questo scrive il collaboratore a proposito dei suoi beni. Brusca sarebbe arrivato anche a minacciare un suo ex prestanome per tornare a controllare un’azienda. Ecco perché adesso gli viene rivolta l’accusa di tentata estorsione, contestata con l’aggravante di avere commesso il reato col metodo mafioso”.

Sotto scacco le abitazioni di amici, collaboratori, prestanome presunti e la casa segreta della moglie. Tra i beni ci sarebbero un’azienda di San Giuseppe Jato e opere d’arte. Un controllo nella casa della moglie di Brusca ha portato al ritrovamento di 188 mila euro in contanti.


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Commenti

    Se vere, queste sono le prove che questi delinquenti non si sono mai pentiti e che non sono nemmeno collaboratori. Le loro dichiarazioni scaturiscono a seguito di accordi, di “patti” che lo Stato fa con questi delinquenti. Accordi di convenienza che allo Stato servono per dimostrare al “popolo”, che lo Stato esiste ed è presente. Ma a quali costi.

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