Elvira Amata, il post su Facebook, i commenti irricevibili

Elvira Amata, i social e quel senso non comune del rispetto

Elvira Amata
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Il post su Facebook e i commenti
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Qualche tempo fa, abbiamo intervistato l’ex senatrice Simona Vicari, assolta dall’accusa di corruzione, dopo nove anni. Un racconto umanamente sincero di cosa si può provare in circostanze del genere.

Una frase rimane: “Non è stato facile convivere con la vergogna di qualcosa che non hai commesso. Ti porti addosso un peso enorme, pur sapendo di essere innocente, ma trovi la forza di andare avanti con dignità, soprattutto per le persone care che ti restano accanto. La parte più dura è proprio questa: sapere di essere innocente e non poter fare nulla”.

Come è noto, poco più di un mese fa, Elvira Amata, assessora regionale al Turismo è stata rinviata a giudizio per una famosa vicenda. Una storia che noi, come gli altri, abbiamo seguito, dando conto di tutti i passaggi, traendo dei giudizi politici, sempre ricordando che solo una sentenza definitiva, nell’eventualità, trasforma l’innocenza in colpevolezza. Non ci è mai sembrato un dettaglio da poco.

In un recente post su Facebook, l’assessora ha celebrato, giustamente, con toni affettuosi, in un frangente umanamente non semplice, i suoi legittimi sentimenti familiari.

Tra i commenti in calce, spiccano pure quelli (una minoranza, per fortuna) vergati da chi fa più di un cenno alla cronaca giudiziara, variamente evocata. Si staglia la parola ‘manette’: una apposizione in rima con i tempi, non certo indulgenti, ma che continuiamo a considerare irricevibile, anche nel nome della giustizia.

Perché diamo questa valutazione? Perché riteniamo che, oltre la doverosa cronaca, la gogna rappresenti un sacrilegio civile, una anticipazione non conforme, oltretutto, alla dinamica di un processo. Il caso di Simona Vicari è lì a dimostrarlo.

Perché pensiamo che un personaggio pubblico abbia il diritto di esprimere il valore dei suoi legami affettivi, senza che scatti la ‘sindrome del Colosseo’. Nessuno resti indifeso, davanti alla ferocia. Le famiglie, gli individui e l’amore siano risparmiati dai crucifige.

Nessuno diventi una vittima sacrificale. La posta in gioco è la persona, con la sua dignità, con le sue relazioni, con il suo mondo da preservare. Per ricordarlo basterebbe attivare un, purtroppo non comune, senso del rispetto.

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