Ars, l'emendamento 'trappola' di La Vardera e il disagio degli alleati

‘Trappola’ La Vardera, disagio tra gli alleati: rischio boomerang per l’ex Iena

I deputati Pd e M5s riflettono sul rapporto di fiducia con il fondatore di Controcorrente

PALERMO – Un emendamento ‘supercazzola’ che destina un milione di euro ai Comuni dotati di un improbabile “ambito di coordinamento territoriale intersettoriale”. Una proposta che, approfittando del caos degli ultimi minuti di una lunga maratona per la Finanziaria, diventa legge dopo essere stata inserita in un maxi emendamento che prevede diversi stanziamenti in favore dei Comuni. È la ‘burla’ di Ismaele La Vardera, deputato regionale di Controcorrente, che ancora una volta mette a nudo le falle del metodo di lavoro a Palazzo dei Normanni.

Anche il Pd nella ‘trappola’ di La Vardera

Un colpo a sorpresa che mostra ancora una volta le debolezze intrinseche del sistema parlamentare ma che, allo stesso tempo, porta i deputati di Pd e Movimento cinque stelle ad aprire una riflessione sul rapporto di fiducia con La Vardera, alleato per le Regionali 2027. Nel ‘tranello’, infatti, sono finiti anche tre deputati Partito democratico: il capogruppo Michele Catanzaro e il parlamentare ragusano Nello Dipasquale, che hanno apposto le firme sul documento, e il siracusano Tiziano Spada. Il maxi-emendamento madre, infatti, riporta numerose firme di deputati del centrodestra ma anche le sigle di Catanzaro e Dipasquale, oltre a quella dell’esponente di Sud chiama nord Matteo Sciotto.

Catanzaro: “Rispetto per le istituzioni”

“Mi auguro che in futuro non si ripetano episodi del genere, la voglia di conquistare un titolo sui giornali dovrebbe sempre fare un passo indietro di fronte al rispetto che si deve avere per le istituzioni”, si limita a dire Catanzaro con un messaggio ben preciso a La Vardera. Dubbi sul rapporto con il leader di Controcorrente emergono anche da parte di altri deputati del Pd e del Movimento cinque stelle, che al momento restano ufficialmente in silenzio ma che fuori taccuino non nascondono il loro malumore per il metodo adottato dal collega.

L’emendamento ‘supercazzola’

Questo il testo dell’emendamento La Vardera finito poi nel maxi emendamento ‘A500 Ter’ e diventato legge: “È autorizzata, per l’esercizio finanziario 2026, la spesa di 1.000 migliaia di euro in favore dei comuni che, sulla base della documentazione trasmessa dagli enti all’Assessorato regionale delle autonomie locali e della funzione pubblica entro il 31 dicembre 2025 risultano dotati di ‘ambiti di coordinamento territoriale intersettoriale’ istituiti nell’ambito dei piani comunali di assetto organizzativo”. I contributi sarebbero andati esclusivamente a non meglio precisati “interventi di miglioramento dei servizi locali essenziali ed al potenziamento delle attività di coordinamento amministrativo ricadenti negli ambiti individuati”.

Ismaele La Vardera
Ismaele La Vardera (Controcorrente)

La Vardera: “Il governo avrebbe dovuto rendersi conto”

La Vardera lancia la sua critica al governo: “Chi ha esperienza governo avrebbe dovuto rendersi conto che quell’emendamento non aveva senso”, dice a ‘Piazza Pulita’, programma di La 7 che ha raccontato per primo la storia. Sull’emendamento, però, non c’è mai stato il parere favorevole del governo, come si evince dal resoconto stenografico dell’Assemblea regionale siciliana. Alla fine l’intero provvedimento passa con 26 sì e 14 no, con voto palese chiesto da Nuccio Di Paola (M5s). Una votazione che coinvolge soltanto i parlamentari, dal momento che gli assessori-deputati non partecipano al voto.

IL DOCUMENTO – L’emendamento ‘trappola’ di La Vardera

Il ruolo del dem Tiziano Spada

A svelare quanto accaduto in Aula è Tiziano Spada, deputato del Partito democratico coinvolto direttamente nella vicenda. “Sono stato io, in assoluta buona fede, a consigliare a La Vardera di rivolgersi al presidente Galvagno. Mi aveva rappresentato l’importanza del provvedimento, dicendomi che aveva concordato il tutto anche con l’assessore. Si trattava di una modifica ad un maxi emendamento di riscrittura e soltanto il presidente avrebbe potuto dare l’ok, per questo l’ho invitato a rivolgersi a Galvagno”. Spada difende anche il presidente dell’Ars: “Non poteva conoscere il contenuto dell’emendamento, nel suo ruolo di garante ha provato a dare voce ad una istanza proveniente da un deputato. Ho sempre difeso Ismaele e le sue posizioni ma siamo stati eletti per fare i legislatori e tutelare gli interessi dei siciliani, non trovo corretto svilire in questo modo il ruolo del Parlamento”.

Tiziano Spada
Tiziano Spada (Pd)

L’emendamento ‘trappola’

La proposta di La Vardera, cofirmata da Gianfranco Miccichè, che comunque proveniva dal fascicolo originario degli emendamenti (quindi avallata dagli uffici), viene così inserita in quelle fasi concitate con un ‘copia e incolla’ nel maxi emendamento presentato a notte fonda da diversi parlamentari di centrodestra e concertato con parti dell’opposizione, ad esclusione del M5s. Il governo, rappresentato in quel momento dall’assessore all’Economia Alessandro Dagnino, non appone il proprio visto ma non si oppone espressamente.

Si trattava, infatti, di una iniziativa bipartisan tutta di marca parlamentare. Nel maxi emendamento, che riscrive l’articolo 56 della Finanziaria, infatti, finiscono altri contributi ai Comuni per un totale che supera i 21 milioni di euro. Tra questi anche l’emendamento ‘supercazzola’ di La Vardera, che ora mette a disagio non solo il Pd, ma anche il M5s.


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