Emergenza casa a Palermo, 370 le famiglie in attesa di un alloggio

Emergenza casa, 370 famiglie in attesa: “Il sistema andrà a regime”

A dicembre la pubblicazione della lista definitiva. Le istanze

PALERMO – La lista al momento è provvisoria, quella definita arriverà a dicembre dopo che gli uffici avranno terminato i controlli e chiesto eventuali integrazioni. I numeri però parlano da soli: a Palermo ci sono 370 famiglie in attesa di una casa popolare.

Un tema tornato al centro dell’attenzione dopo il caso di Antonina Balsamo, la vedova che viveva in auto e che non era stata accolta in alcune strutture a causa del cane Molly da cui non vuole separarsi. Una storia a lieto fine, visto che una cooperativa di Terrasini ha raccolto l’appello dell’attivista Tony Pellicane e del deputato regionale Ismaele La Vardera.

Calabrò: “Vicini ai fragili”

Un caso che non sarebbe isolato, visto che sarebbero diverse le persone senza un tetto a non trovare una sistemazione a causa degli animali da compagnia, rifiutati per motivi igienico-sanitari.

“La signora è stata costantemente seguita dai servizi sociali – spiega l’assessore comunale Mimma Calabrò – e siamo al lavoro per individuare, all’interno dei dormitori, anche delle cuccette per i cani. L’obiettivo è rimanere vicini alle persone fragili e trovare una soluzione per non separarli dai loro animali”.

L’emergenza abitativa

La soluzione definitiva però sarebbe quella di una casa da assegnare in modo stabile. A Palermo gli alloggi popolari sono del Comune o dello Iacp, ma in questi anni la graduatoria dell’emergenza abitativa è scorsa a fatica.

“La graduatoria prima comprendeva 3 mila famiglie e si è ridotta di quasi il 90%”, spiega l’assessore Fabrizio Ferrandelli. Una scrematura dovuta a una “pulizia” di una lista che prima veniva aggiornata su carta, con un sistema più farraginoso. Il risultato è che la graduatoria comprendeva anche chi ormai era deceduto o non teneva conto dei subentri.

“Abbiamo chiesto a Sispi di realizzare una piattaforma e dal 2024 l’aggiornamento è solo digitale – continua Ferrandelli -. Si può presentare istanza con Spid o carta di identità digitale o mediante i patronati. Ma la cosa importante è che adesso anche lo Iacp potrà accedere a un sistema che, mettendo a rete più banche dati, come quella del Patrimonio o dell’Agenzia delle entrate, consente anche di verificare la veriditicità delle dichiarazioni. Un gesto di giustizia sociale verso chi aveva diritto alla casa ma non vedeva scorrere la propria posizione perché altri, che il diritto non lo avevano, ingolfavano la graduatoria”.

Gli alloggi

Ma il problema era soprattutto la “cessione” degli alloggi all’insaputa del Comune, magari dietro il corrispettivo di una somma di denaro. “Siamo riusciti a smontare un sistema e questo ha dato fastidio a molti – dice Ferrandelli che qualche giorno fa ha visto esplodere una bomba carta sotto la propria abitazione -. Un clima di tensioni e minacce che non si è limitato ai casi di via Decollati o via Bronte”.

“Non appena sappiamo che è venuto meno il diritto all’alloggio – continua – interveniamo affidandolo a chi invece lo ha. Esercitiamo una vigilanza sul nostro patrimonio edilizio perché non è verosimile che in 50 anni nessuno sia morto o abbia migliorato la propria condizione socio-economica in modo da poterne fare a meno”.

“A questo si aggiungono le abitazioni in cui, col cambio della normativa, viene interrotta l’erogazione dell’acqua o della corrente elettrica, spingendo gli abusivi a lasciarle. Il Comune prima assegnava in media 10 o 15 alloggi l’anno, oggi siamo a 150 e l’obiettivo è creare un sistema che funzioni a regime anche in futuro”.


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