PALERMO – Antonella Amico aveva la piena fiducia dei clienti, soprattutto gli anziani, dell’ufficio postale di Erice. Nel piccolo centro trapanese si fidavano di lei e le hanno affidato i risparmi di una vita. Solo che ne avrebbe approfittato facendo sparire 422 mila euro. A tanto ammonta la cifra di una truffa che fino a sentenza definitiva resta presunta. La cronaca è zeppa di precedenti in giro per la Sicilia. Poste italiane ha sempre aiutato gli investigatori, licenziato i dipendenti sotto inchiesta e garantito i clienti gabbati.
La vicenda delle poste di Erice
L’ormai ex direttrice Amico avrebbe chiamato nove persone, soprattutto anziani (non è escluso che ci siano altri ignari clienti del raggiro, le verifiche sono ancora in corso) per proporre lo smobilizzo di buoni fruttiferi e nuovi investimenti più remunerativi. Il denaro, così hanno ricostruito i finanzieri, transitava nei libretti dei clienti, prelevato in contanti e reindirizzato su altri conti correnti. Non solo quello della direttrice, ma pure dei fratelli Salvatore ed Antonella Messina. Sotto inchiesta per riciclaggio sono finiti anche Giuseppe e Martina Cicala.
Complici, come ritiene la Procura di Trapani, o anche loro vittime del raggiro ignari di ciò che stava accadendo? Questa è la linea difensiva. Intanto sono stati tutti raggiunti da un decreto di sequestro preventivo per equivalente. Il giudice per le indagini preliminari che ha firmato il provvedimento non ha avallato, però, l’ipotesi dell’associazione a delinquere. Non c’è “traccia di una struttura collettiva per realizzare il programma criminoso o che vi fosse una comune dove confluivano i proventi”.
Caropere Valguarnera, Castrofilippo, Aci Castello, Palazzo Adriano: piccoli paesi, province diverse, accomunate dai casi di direttori infedeli di uffici postali. La storia di Palazzo Adriano, comune in provincia di Palermo, è un unicum.
Nel 2018 si scoprì che Franca Di Martino era entrata nei conti correnti appropriandosi di 120 mila euro. L’ex direttrice è stata condannata con sentenza definitiva. Sta scontando l’ultima parte della pena ai servizi sociali dopo essere stata in carcere. Nel 2022 finì nei guai il suo successore, Gaetano Cascio, che ammise di avere preso 130 mila euro dal libretto postale di un anziano e restituì la cifra. Nel piccolo paese, reso celebre dal film “Nuovo cinema paradiso” di Giuseppe Tornatore, non sono stati fortunati con i direttori delle poste.

