Faide, alleanze e nuovi pentiti |Gli assetti della mafia di Vizzini - Live Sicilia

Faide, alleanze e nuovi pentiti |Gli assetti della mafia di Vizzini

I retroscena del blitz Ciclope 2.

L'inchiesta dei carabinieri
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CATANIA – Vizzini sarebbe diventato il fortino operativo e logistico per la droga proveniente dai fornitori albanesi. E’ questo il nucleo centrale dell’indagine Ciclope 2 che nelle settimane scorse ha disarticolato il gruppo che fa capo a Michele D’Avola, storicamente indicato come il punto di riferimento della malavita nella terra di confine tra le province di Catania, Siracusa e Ragusa. Il presunto boss avrebbe avuto la capacità di creare una rete di spaccio che arrivava a smerciare lo stupefacente albanese nel calatino, in alcune zone del siracusano e anche in alcuni comuni iblei. I carabinieri sono riusciti a determinare nomi e ruoli e ad infliggere un duro colpo a un gruppo mafioso che resta ai margini, ma che può contare su alleanze importanti come quella dei Santapaola di Catania e dei Nardo di Lentini. Due clan che – come emerge dalla maxi inchiesta Kronos – hanno siglato un accordo per ricompattare la cupola di Cosa nostra catanese da Lentini, passando per Palagonia, fino a Catania e Paternò.

Vizzini, insieme a Francofonte e Grammichele, tra il 2012 e il 2013 è stata al centro di una faida intestina alla cosca di Michele D’Avola. Salvatore Navanteri approfittando della sua carcerazione avrebbe cercato di assicurarsi il trono del padrino riuscendo a reclutare alcuni soldati di D’Avola. Un piano ambizioso che aveva però suscitato le ire dei picciotti rimasti fedeli al capo. Il 3 marzo 2013 a Mineo viene ritrovato il cadavere carbonizzato di Michele Ragusa, scomparso dal novembre del 2012. Vizzini è il teatro di due omicidi: Signorino Foto ucciso il 9 marzo 2013 quello di Gregorio Busacca ammazzato il 13 marzo dello stesso anno. Quattro mesi dopo, il 6 luglio, è denunciata la scomparsa di Michele Coppoletta (gli inquirenti della Dda di Catania parlarono di un caso di lupara bianca, ndr). In piena estate, l’8 agosto 2013, è fallito l’agguato nei confronti di Salvatore Navanteri. Il boss rimane ferito all’occhio e si presenta all’ospedale di Lentini. L’intenzione è quella di rispondere alle pallottole, ma quando si accorge che uno dei sacchi delle armi scompare dalla sua proprietà torna al nord Italia con la moglie. E’ il blitz Ciclope a fermare la faida. Navanteri è arrestato a Rivolta d’Adda, nella provincia di Cremona.


I nuovi assetti della mafia di Vizzini vengono tracciati con cura alcuni mesi dopo il blitz del 2013 nella semestrale relazione della Direzione Investigativa Antimafia. In quella analisi emerge un dato nuovo rispetto a quanto raccontato dai magistrat nelle conferenze stampa. Navanteri, nella sua battaglia ingaggiata contro D’Avola, avrebbe avuto l’appoggio del clan Cappello di Catania. Un elemento che rimescola i tasselli dello scenario criminale della mafia catanese. Forse i Cappello volevano approfittare della faida per allargare il bacino di potere criminale e creare alleanze anche fuori dai confini storici dei loro affari. Il tentativo però – a quanto pare – è miseramente fallito, ancora una volta grazie all’intervento della giustizia.

Un altro elemento viene fuori dal blitz Ciclope 2 dei giorni scorsi. Un dato che non è da sottovalutare. L’inchiesta è supportata anche dalle rivelazioni di alcuni pentiti che stanno vuotando il sacco. Defezioni che potrebbero portare altri duri colpi alla mafia di questa porzione di provincia di Catania


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