Gibellina, la Scuola che accoglie

Le bellezze della Sicilia, quella Scuola che illumina Gibellina

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Cosa ci cattura dell'opera

Paolo Gravano, operatore culturale palermitano, ci racconta le bellezze della Sicilia.

L’ex Chiesa di Gesù e Maria di Gibellina è stata restituita alla comunità, al suo interno una nuova installazione realizzata dalla Scuola di Santa Rosa. L’inaugurazione lo scorso giovedì 14 maggio nel tardo pomeriggio si è tenuta alla presenza degli artisti, della curatrice Cristina Costanzo, del direttore artistico di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 Andrea Cusumano e di Giuseppe Maiorana in rappresentanza del museo Belìce/EpiCentro della Memoria Viva.

L’evento è significativo già a partire dallo spazio che lo ospita. L’ex Chiesa di Gesù e Maria, progettata e costruita tra il 1976 e il 1980, è, infatti, uno degli interventi architettonici realizzati da Nanda Vigo per la ricostruzione del paese. Resta l’unico edificio di culto consacrato a Gibellina Nuova fino al 2009, per essere poi chiuso e utilizzato come magazzino dall’amministrazione comunale. Il progetto in sviluppo quest’anno ha tra i suoi obiettivi proprio quello di riaprire la struttura per restituirla alla comunità come fatto in occasione dell’inaugurazione dell’opera della Scuola di Santa Rosa.

Gli autori

Altro punto d’interesse sono proprio gli autori di quest’installazione: la Scuola di Santa Rosa non è una scuola d’arte, ma una scuola di artisti (e non solo). Nasce a Firenze nel 2017 da un’idea di Francesco Lauretta (Ispica, 1964) e Luigi Presicce (Porto Cesareo, 1976) che da allora ogni martedì tengono sessioni e corsi di disegno gratuiti per artisti e semplici appassionati, concentrandosi dunque più sull’aspetto comunitario che non su quello tecnico. La loro scuola sono i bar, luoghi di incontri, di scambio e di svago, centrali nella storia dell’arte nel processo di formazione delle avanguardie storiche. La Scuola di Santa Rosa, come afferma la curatrice Cristina Costanzo, è singolare e femminile, ma nasce da due e si fa subito collettiva.

Ed è proprio l’interesse per la comunità che lega gli artisti e il paese con il suo progetto. Dopo un incontro con la popolazione avvenuto nel 2025, Presicce e Lauretta sono tornati a Gibellina per svolgervi una breve residenza d’artista la cui restituzione è proprio l’installazione presentata nell’ex Chiesa di Gesù e Maria.

Cosa racconta l’opera

L’opera si estende al centro della sala per quasi tutta la superficie formando un quadrato di circa dieci metri di lato realizzato in terriccio, lasciando solo un corridoio attorno a sé per essere aggirata, ammirata ed esperita. Sulla terra sono adagiati diverse decine di disegni realizzati durante la residenza a Gibellina con le tecniche più diverse, non soltanto da Lauretta e Presicce, ma anche da altri artisti al momento in residenza e da curiosi o appassionati che si sono incontrati all’abituale appuntamento del martedì, straordinariamente tenutosi al bar Planet di Gibellina. Attorno e, in alcuni casi, sopra i disegni fiori raccolti nei campi circostanti, lumini accesi e fogli di carta appallottolati.

L’impatto all’ingresso è forte: l’edificio di culto, ormai consacrato all’arte, e le fiammelle vive, sparse per la sala, proiettano subito il visitatore in una dimensione contemplativa. Man mano che ci si avvicina e che si gira attorno, però, si inizia ad insinuare una sensazione di accoglienza, gioia e vita trasmessa dai disegni, per lo più ritratti, in cui vengono raffigurati donne, uomini, bambini, ma anche animali e qualche raro scorcio del paese.

Non solo i soggetti sono molto vari: ci sono mani esperte di artisti navigati e tratti spontanei e ingenui di bambini e bambine, segni scuri di matite nere e polverose e luminose pennellate di tempere technicolor; tutto contribuisce alla rappresentazione di una comunità con la sua miriade di sfaccettature.

Spunta Sciascia

L’accostamento di questi disegni con i fiori variopinti e le fiammelle danzanti trasmette perfettamente la vitalità della comunità stessa e ne suggerisce, appunto, la fioritura. Infine, i fogli appallottolati, “un’intuizione istintiva di Presicce e Lauretta” racconta chi ha assistito all’allestimento, un elemento misterioso e variamente interpretabile che lascia spazio alla sensibilità personale: forse la rappresentazione dei fallimenti, degli errori che la comunità ha scelto di cancellare, forse coloro i quali hanno dovuto abbandonare la comunità per cause naturali o per scelte di vita.

In conclusione, vale la pena citare due passaggi degli interventi d’inaugurazione. Cristina Costanzo, autrice degli splendidi testi che perfettamente raccontano l’opera e il suo contorno, cita Leonardo Sciascia, uno dei motori intellettuali della rinascita di Gibellina, che parlando del paese afferma “Qui la vita non è altrove”, riferendosi allo zelo e alla laboriosità che coinvolgeva tutta la comunità e gli artisti che vi erano impegnati. Andrea Cusumano, ispirato da queste parole, afferma che la caratteristica propria dell’arte contemporanea è quella di essere un’arte di presenza, di presenza fisica, e invita dunque gli artisti alla presenza, perché no, proprio a Gibellina.

È il concetto di comunità, dunque, il filo rosso che lega tutti gli elementi in campo. La Scuola di Santa Rosa ragiona sulla comunità, l’opera rappresenta la comunità, Gibellina è la comunità e il progetto Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 punta ad arricchirla.

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