"Torre Macauda" Sciacca, archiviazione per il commercialista Lupo

Fallimento “Torre Macauda”, archiviata la posizione del commercialista Lupo

Torre Macauda
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Stesso provvedimento per la "Libertà immobiliare"

PALERMO – L’inchiesta sul fallimento del complesso “Torre Macauda” di Sciacca va avanti, ma senza il coinvolgimento del commercialista Maurizio Lupo. Su richiesta della stessa Procura della Repubblica la sua posizione è stata archiviata. Stessa cosa per la “Libertà immobiliare” da lui amministrata.

Secondo l’accusa, il fallimento delle diverse società che hanno gestito il complesso turistico in voga negli anni ’80 e ’90 sarebbe stato pilotato e nel frattempo il patrimonio sarebbe stato distratto. Obiettivo: ricomprare “Torre Macauda” all’asta ad un prezzo nettamente inferiore rispetto al valore di mercato.

A commentare l’archiviazione è lo stesso Lupo in una nota: “Nel 2021 il mio nome è stato pubblicamente associato a gravi ipotesi di reato, nell’ambito dell’acquisizione del complesso alberghiero Torre Macauda; reati che avrei attuato nella mia qualità di amministratore unico della Libertà Immobiliare s.r.l., società aggiudicataria in pubblica asta del complesso. La perquisizione della mia abitazione e del mio studio professionale ebbe una vasta risonanza sui mezzi di informazione, determinando un inevitabile e grave pregiudizio per la mia reputazione, costruita in decenni di attività professionale. Le accuse formulate nel 2021 si sono rivelate del tutto infondate”.

Le attività difensive dell’avvocato Antonino Gattuso “hanno consentito di dimostrare la mia totale estraneità ai fatti contestati e la assoluta insussistenza di rapporti di qualsiasi tipo con ambienti mafiosi, fino alla richiesta di archiviazione da parte della Procura della Repubblica di Palermo.

La vicenda, tuttavia, ha avuto un ulteriore, successivo, sviluppo. Sulla base della medesima attività investigativa, che di fatto è stata ‘riciclata’ per altro titolo di reato, in data 23.07.2024 mi sono state contestate nuove e gravissime ipotesi di reato, accompagnate dal sequestro dei miei beni e dall’applicazione di una misura cautelare interdittiva dell’attività di amministratore”.

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Già il Tribunale del Riesame aveva annullato entrambi i provvedimenti “sulla base della evidente insussistenza degli elementi a carico e a sostegno delle contestazioni elevate”. In particolare, il 14 agosto 2024, il primo Collegio ha annullato il sequestro ritenendo che ‘La complessiva impalcatura accusatoria con riferimento alla posizione di Lupo Maurizio, a giudizio di questo collegio, non risulta sorretta da concreti elementi di fatto idonei a fondare la sussistenza del Fumus commissi delicti, sotto il profilo sia oggettivo che soggettivo… In ordine alla incolpazione non può che condurre all’analogo rilievo inadeguatezza del compendio probatorio a sostenere l’incolpazione elevata”.

Il 21 agosto successivo il secondo Collegio, nell’annullare la “misura cautelare interdittiva”, ribadiva la “insussistenza a carico del Lupo di gravi indizi di colpevolezza in ordine a ciascuna delle fattispecie criminose oggetto di incolpazione. Si è finalmente ristabilita la verità dei fatti e riconosciuta la mia totale estraneità alle accuse. A margine di questi provvedimenti giudiziari vi è, però, una dimensione umana che difficilmente emerge dalle cronache. In definitiva, un’unica attività di indagine, che i Collegi hanno definito oggettivamente incompleta e lacunosa, ha determinato due distinte ed infamanti accuse a mio carico per le quali per cinque anni ho convissuto con il peso del sospetto, con il mio nome esposto al giudizio dell’opinione pubblica, con i beni sottoposti a sequestro e con le inevitabili ripercussioni sulla mia vita familiare e professionale. Sono esperienze che segnano profondamente una persona e che nessun provvedimento di archiviazione può cancellare del tutto. Il tempo trascorso, le sofferenze vissute e il peso di quelle accuse non potranno essere restituiti. Nonostante tutto, questa esperienza non ha incrinato la mia fiducia nella giustizia. Al contrario, credo nel ruolo nella magistratura e nella sua capacità di accertare la verità, così come credo, oggi più che mai, nel principio della presunzione di innocenza, che merita di essere tutelato non solo nelle aule giudiziarie, ma anche nel dibattito pubblico”.


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