PALERMO – Quattro anni e 8 mesi di carcere più un anno di libertà vigilata. Il giudice per l’udienza preliminare ha condannato Martina Gentile per favoreggiamento aggravato di Matteo Messina Denaro. È la figlia di Laura Bonafede, la maestra di Castelvetrano, già condannata, che ha avuto una lunga relazione sentimentale col capo mafia di Castelvetrano.
Gentile, per la quale la Procura aveva chiesto una condanna a otto anni, si firmava “Tan” nelle lettere con il padrino. Ed è dalle lettere che sarebbero arrivate le prove che avevano portato all’arresto.
Il contenuto delle missive è stato incrociato con i simboli segnati su un calendario, alcuni sms e le immagini delle telecamere che la polizia aveva piazzato davanti alla casa di Laura Bonafede e che il Ros ha analizzato dopo l’arresto del latitante.
La donna, 32 anni, supplente in una scuola a Pantelleria, era il tramite tra la madre e il padrino. Si sarebbe interfacciata con Lorena Lanceri, la vivandiera di Messina Denaro, moglie di Emanuele Bonafede.
Nel covo dove Messina Denaro ha trascorso l’ultima parte della latitanza, a Campobello di Mazara, i carabinieri del Ros trovarono anche un calendario. In determinati giorni il capomafia aggiungeva un pallino o la scritta “Tan” o “Tany”.
Erano le date in cui sarebbe avvenuto lo scambio di pizzini fra le due donne che lavoravano entrambe in uno studio di architettura. Lo scambio risale ad almeno due anni prima dell’arresto di Messina Denaro avvenuto a gennaio 2023.
Sul calendario la scritta “Tan” compariva accanto alla data 21 febbraio 2021. In un appunto rinvenuto il latitante scriveva: “15 febbraio 2021 fatto cambio per notizie”. Il calendario era una sorta di mappa per orientarsi nella decifrazione dei pizzini. Il 31 gennaio 2022 c’era l’indicazione “INVIO TANY”. Messina Denaro aveva regalato una collana Bulgari a “Cromatuccia”, la figlia di Gentile.
Una forzatura, così nella sua arringa difensiva l’avvocato Raffaele Bonsignore aveva tentato di picconare la ricostruzione dell’accusa. Secondo il legale, non c’è la prova che nelle date segnate sul calendario sia avvenuto uno scambio di pizzini con il coinvolgimento dell’imputata “estranea” alla rete della corrispondenza.
Messina Denaro considerava la giovane come una figlia. “Ho cresciuto una figlia che non è mia figlia biologica, ma per me è una figlia e mi ha dato l’amore di una figlia”, così scriveva il padrino. “Ha molto di me perché l’ho insegnata io, se vedessi il suo comportamento ti sembrerei io al femminile”, aggiungeva l’ex superlatitante in un pizzino inviato a una delle sorelle.
Per anni ne aveva apprezzato le virtù in contrapposizione con la sua figlia naturale, Lorenza, che il boss bollava come “una degenerata” in quanto non aveva mai voluto avere a che fare con lui. I rapporti padre e figlia si sono ricuciti in punto di morte, tanto che Lorenza Guttadauro ha preso il cognome del padre.

