Rinviato a giudizio davanti alla Corte d’assise di Terni con l’accusa di omicidio volontario. Lo ha stabilito il giudice per l’udienza preliminare Teresa Grano del Tribunale di Spoleto nei confronti di Nicola Gianluca Romita.
Il Gip ha respinto la richiesta della difesa di eseguire una perizia psichiatrica sulla capacità di intendere e volere dell’imputato reo confesso dell’omicidio della moglie Laura Papadia. La donna, 36 anni, originaria di Palermo, fu assassinata lo scorso marzo a Spoleto.
Lei voleva un figlio, lui no: era uno dei motivi di dissidio della coppia. L’allarme era scattato con una telefonata al 112 dalla Sardegna da parte dell’ex moglie dell’uomo alla quale questi aveva annunciato di avere ucciso l’attuale compagna.
Si sono costituiti parte civile il fratello della vittima con l’assistenza dell’avvocato Monica Genovese, il padre e l’altro fratello assistiti dall’avvocato Filippo Teglia, l’associazione “Per Marta e per tutte” e il Comune di Spoleto, rappresentati dagli avvocati Alessandra Rondelli e Monica Picena.
L’imputato ha ammesso di aver strangolato la moglie, ma nelle mente ha un “buco nero” che gli impedisce di ricordare bene i fatti di quella tragica mattina.

