CATANIA – La Cgil denuncia le ricadute del mancato varo della manovra finanziaria. “C’è un rischio elevato d’implosione sociale” dice il segretario della Cgil etnea, Giacomo Rota. L’appello del sindacalista è rivolto in primis al governatore Rosario Crocetta e alla giunta regionale rei di avere allungato i tempi dell’approvazione della finanziaria. Il provvedimento dovrebbe arrivare in aula il 27 maggio, fino a quel momento non si placheranno le preoccupazioni dei sindacati legate alle ricadute che ulteriori sforbiciate potrebbero avere a livello occupazionale nella città etnea. Anche un altro rinvio dell’approvazione potrebbe creare non pochi problemi. “La mancata approvazione della finanziaria potrebbe portare a gesti di disperazione dei singoli” avverte il sindacalista, che avalla la proposta, ventilata dai vertici sindacali regionali delle tre sigle, di arrivare a indire uno sciopero generale. Le criticità, legate a doppio filo con la finanziaria, sono tante e dipendono da un’assenza di strategia complessiva del governo che “si affida, di tanto in tanto, a provvedimenti tampone”.
Un settore a rischio è quello forestale. “I ritardi nell’approvazione della finanziaria hanno gravi ripercussioni sia sul piano occupazionale sia per la tutela del nostro patrimonio boschivo, tenuto conto che ad oggi nessun tipo di attività di prevenzione degli incendi è stata effettuata” spiega Alfio Mannino, segretario della Flai. Anche se la manovra venisse approvata, però, i lavori di manutenzione non verrebbero avviati per un motivo molto semplice: nella proposta formulata dal governo non ci sono somme destinate a questo tipo di attività. Un’altra criticità riguarda la situazione in cui versano i Consorzi di Bonifica, la mancata approvazione della manovra entro maggio determinerebbe, secondo i sindacati, il licenziamento di 160 operai dal primo di giugno.
Un’altra nota dolente riguarda i teatri. I rischi paventati dai sindacati toccano da vicino due realtà catanesi di grande prestigio: lo Stabile e il Massimo Bellini. La premessa obbligatoria non lascia ben sperare: le somme attualmente previste “sono insufficienti” al reale bisogno dei due enti. La nuova legge di riordino nazionale delle attività teatrali, dalla quale dipende l’erogazione dei contributi, impone il raggiungimento di una serie di obbiettivi in termini di giornate lavorative e repliche degli spettacoli pena il declassamento del teatro. E’ soprattutto lo Stabile a rischiare in caso di tagli in finanziaria, se a questi, almeno, non seguiranno altre manovre di riequilibrio. Lo stesso ragionamento vale per il Bellini che si affida a personale precario indispensabile per la realizzazione della stagione: ogni spettacolo tagliato e ogni replica non realizzata concorrono a mettere a repentaglio eventuali indennità di disoccupazione che dipendono da un numero minimo di giornate lavorative.
Neanche i comuni e la spesa sociale verrebbero risparmiati da ulteriori decurtazioni. L’unica àncora di salvezza è il governo nazionale, cioè il via libera del Ministero dell’Interno per l’accesso ai fondi Pac destinati a bambini e anziani. In caso contrario, il mantenimento dei servizi sociali da parte dei comuni è “a rischio”. Forti dubbi riguardano anche il timore di non riuscire a reperire fondi comunitari con conseguenze inimmaginabili. Una su tutte: la certezza dei finanziamenti è uno dei requisiti minimi perché non venga messo a rischio il patrocinio Unesco del Parco dell’Etna. E sempre restando in tema di turismo un’altra situazione esplosiva è dietro l’angolo: al momento “non c’è la garanzia dei soldi destinati alla pulizia, manutenzione e guardiania” propedeutici all’apertura dei musei nella stagione estiva. Insomma, la giornata del 27 maggio si preannuncia particolarmente calda.

