CATANIA – A far precipitare tutto è stata un’omissione. Finaria spa, già in liquidazione, è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Catania, sezione Fallimentare, con una sentenza firmata dal Presidente Mariano Sciacca, dal giudice Lucia De Bernerdin e dal giudice relatore Alessandra Bellia. I magistrati, in 14 pagine, passano al setaccio una vicenda ingarbugliata che coinvolge in pieno il futuro di Calcio Catania spa. La gara competitiva – come scrive Meridionews – resta ma sarebbe stato modificato l’impianto e alcune clausole.
Il contenzioso con Massimino srl
I commissari, il 7 luglio scorso, hanno comunicato al Tribunale di “avere accertato la sussistenza di un giudizio in corso volto ad incidere potenzialmente sulla partecipazione di Finaria s.p.a. in liquidazione in Calcio Catania s.p.a., e relativo alla opponibilità alla stessa Finaria della sentenza n. 1181/2013, pronunciata dalla Corte di Appello di Catania, con la quale la società di costruzione Salvatore Massimino s.r.l. veniva riconosciuta titolare del 25,5 % delle azioni di Calcio Catania s.p.a”.
Finaria spa era stata ammessa alla procedura di concordato “in bianco”, ma la relazione dei commissari spariglia le carte. Anche perché il Tribunale rileva “che di tale giudizio la proponente non aveva mai comunicato la sussistenza”. In alcuna sede. Non sarebbero stati assolti quelli che in gergo giuridico sono chiamati “obblighi informativi”.
L’udienza nel 2021
E così la magistratura fallimentare ha fissato un’udienza, che si è conclusa con la dichiarazione di fallimento di Finaria spa e la nomina come curatori fallimentari (che poi sono gli stessi commissari) dell’avvocato Alessandra Liggio e del commercialista Niccolò Notarbartolo. Ricordiamo che l’istanza è stata presentata dalla Procura di Catania. L’adunanza dei creditori è programmata per il prossimo 9 febbraio 2021 per la “verifica del passivo”.
La caduta dell’impero Pulvirenti
Nella sentenza è analizzata la “complessità delle questioni” che sono via via emerse, e che sono state “fortemente condizionate – scrivono i magistrati – dall’essere coinvolte altre due società (Meridi Spa in amministrazione straordinaria e Calcio Catania spa in corcordato preventivo)”. Insomma un pezzo consistente dell’impero imprenditoriale creato da Antonino Pulvirenti. E che pare si stia sgretolando.
La clausula
Inoltre è emersa, dopo una richiesta produzione documentale del Tribunale, l’esistenza di una clausola all’interno di un mutuo bancario, dove le fideiussioni della spa sono inserite, che prevede la possibilità per la banca “in ipotesi di mutamento della partecipazione di Finaria in Calcio Catania spa” di recedere il contratto e poter chiedere l’intero anche direttamente al garante.
“Circostanza – evidenzia il Tribunale – omessa da parte del proponente”. La magistratura valuta le modalità con cui è stata portata avanti la procedura “lacunose e poco collaborative”. È certo “che nessuna informazione sia mai stata fornita dal proponente, come era suo dovere”.
L’omissione
Il Tribunale evidenzia che “la pendenza del giudizio (quello inerente la Massimino Costruzioni srl) è emersa successivamente alla pubblicazione del bando dell’asta competitiva”.
Nella sentenza ci sono anche delle righe dedicate alla descrizione degli step cruciali del giudizio: nel 2013 la Corte d’Appello di Catania ha riconosciuto all’appellante Massimino srl la titolarità del 25,5% delle azioni del Calcio Catania. Quella decisione ha aperto un nuovo contenzioso definito con una sentenza del 2019: la Finaria infatti ha promosso opposizione di terzo avverso la sentenza del 2013. La Corte d’Appello in questo caso ha dichiarato inefficace la sentenza e quindi dichiarato Finaria e Meridi titolari anche delle quote della causa. La società di Costruzioni Massimino ha proposto ricorso per Cassazione, rendendo quindi il giudizio ancora pendente”.
“Atti in frode”
Per il Tribunale, l’omessa “informazione di Finaria” sul contenzioso con Massimino srl , che – anche se solo potenzialmente – potrebbe incidere nella procedura competitiva per la vendita del Calcio Catania, non sarebbe solo una “violazione degli obblighi informativi”, ma ci sarebbero gli elementi per “la più grave fattispecie degli atti in frode”.
Il collegio poi valuta suggestiva la tesi prospettata dai difensori di Finaria “secondo la quale l’omissione in questione non avrebbe integrato un atto in frode posto che in ricorso la relativa partecipazione era stata appostata a zero e che, dunque, alcun vulnus si sarebbe configurato in capo ai creditori che tutt’al più avrebbero solo potuto beneficiare della vendita”.
Il bando di vendita del Calcio Catania
Il Tribunale non manca di evidenziare che se fosse stato informato del contenzioso pendente “avrebbe articolato il bando di vendita in maniera affatto diversa. La mancata indicazione – per i magistrati – porta il possibile rischio di azioni risarcitorie”. Una frase che non è passata inosservata ai tanti tifosi che dopo la notizia del fallimento di Finaria spa hanno avuto i peggiori incubi. Con la rimodulazione del bando, forse, potranno iniziare a dormire sonni tranquilli.

