PALERMO – In Fincantieri Palermo la cassa integrazione è scattata al termine di tre giornate di fermo delle attività, dal pomeriggio di lunedì fino alla mattinata di oggi: le proibitive condizioni climatiche hanno reso impossibile proseguire le attività lavorative in sicurezza.
“Lavoratori e lavoratrici del cantiere, insieme alla Rsu Fiom, hanno scelto responsabilmente di sospendere le lavorazioni per tutelare la salute e la sicurezza – afferma il segretario generale Fiom Palermo e Sicilia Francesco Foti assieme alle Rsu Fiom Marco Biondo e Serafino Biondo -. Ancora una volta è stata la responsabilità collettiva di chi lavora a dimostrare che la tutela della vita viene prima di qualsiasi esigenza produttiva. Abbiamo sostenuto fin dall’inizio una posizione chiara: i costi dell’emergenza climatica non possono ricadere sui lavoratori e sulle lavoratrici”.
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Per questa ragione, già nella giornata di ieri, la Rsu Fiom ha respinto e non sottoscritto l’accordo, firmato invece dalle altre Rsu presenti nello stabilimento, che prevedeva di coprire le ore di fermo attraverso l’utilizzo di permessi o recuperi. “Riteniamo infatti inaccettabile – aggiungono Foti e le Rsu Fiom – che giornate nelle quali non è possibile lavorare in sicurezza vengano pagate da chi lavora con ferie, permessi o altri istituti contrattuali. Quando il caldo rende impossibile lo svolgimento delle attività, devono essere attivati gli strumenti di sostegno al reddito previsti, a partire dalla cassa integrazione”.
Questa vicenda, per la Fiom dimostra anche che, nei luoghi di lavoro dove esistono “rappresentanze sindacali forti e lavoratori e lavoratrici capaci di autorganizzarsi”, è possibile conquistare tutele concrete. “Ma i diritti – continuano Francesco Foti, Serafino Biondo e Marco Biondo – non possono dipendere esclusivamente dalla forza di un cantiere o dalla capacità di mobilitazione di chi vi lavora. Non tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici si trovano nelle stesse condizioni. Per questo chiediamo al governo e alle istituzioni un intervento immediato. La crisi climatica è ormai un dato strutturale e non può essere affrontata con circolari episodiche o soluzioni improvvisate”.




