Frana, opposizioni in guerra con Musumeci. Che contrattacca

Frana, opposizione in ‘guerra totale’ con Musumeci. Che contrattacca

Italia viva chiede le dimissioni, La Vardera in Procura. Il ministro risponde punto per punto

NISCEMI – La frana che ha spazzato via una parte di Niscemi ha provocato la veemente reazione politica dell’opposizione che oggi ha messo nel mirino Nello Musumeci, ex presidente della Regione e ministro della Protezione civile.

Italia Viva chiede la sue dimissioni, Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente, deposita un esposto in Procura. Ma Musumeci rilancia con una commissione di inchiesta amministrativa e rivendica il lavoro svolto. Stoccate anche al governatore siciliano Renato Schifani e alla presidente del consiglio Giorgia Meloni.

Sullo sfondo spunta il tema degli importi destinati al Ponte sullo Stretto, l’emendamento di Cateno De Luca, all’Ars, ha aperto al taglio. E sale la tensione in vista della visita del ministro delle infrastrutture Matteo Salvini, fissata per domani in Sicilia.

Musumeci in Aula, le opposizioni vogliono Meloni

Quando a fine mattina Giorgio Mulè, vicepresidente di turno alla Camera, fa sapere che Nello Musumeci riferirà in aula, sull’emergenza di Niscemi, il prossimo 4 febbraio, il termometro dello scontro politico è già incandescente.

Gli esponenti dell’opposizione attaccano l’ex presidente della Regione su più fronti e chiedono che la presidente del consiglio Giorgia Meloni venga in Parlamento.

Faraone attacca sui fondi del Pnrr

Davide Faraone, vicepresidente di Italia Civa, attacca Musumeci e Schifani sulla mancanza di progetti per Niscemi con i fondi Pnrr. “Com’è stato possibile – dice Faraone – che un paese che rischia di essere inghiottito in una frana non sia stato nemmeno considerato? L’unica risposta possibile è che Niscemi non aveva i Santi giusti in Paradiso. Schifani e Musumeci, però, ci devono spiegare che cosa hanno combinato”.

La Vardera in Procura

Ma è solo l’inizio, la miccia è stata accesa qualche giorno fa all’Ars da Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente, che oggi rivendica di “essere stato il primo a raccontare durante una seduta del parlamento siciliano, del documento del Pai in cui figura il nome di Musumeci, dove si evince che già il ministro nel 2022 era a conoscenza di gravi criticità. Ritengo che da parte sua sia doveroso un passo indietro, stupisce vedere che anziché assumersi le sue responsabilità butti la palla sul sindaco di Niscemi. Uno spettacolo indecoroso”.

La Vardera va in Procura e deposita un esposto, il procuratore di Gela, Salvatore Vella, ha già aperto un fascicolo contro ignoti, con l’ipotesi di disastro colposo.

Musumeci istituisce una commissione d’indagine

Musumeci rilancia annunciando la firma di un decreto “per istituire una commissione di studio per capire dal punto di vista amministrativo che cosa è accaduto dopo il 1997, perché allora non si è proceduto a tentare di mettere in sicurezza quel versante che comunque sarebbe andato a valle, ma con interventi opportuni questo processo sarebbe stato spostato di qualche anno”.

Italia viva chiede le dimissioni

“Chiediamo le dimissioni immediate del Ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci. Il disastro di Niscemi dimostra in modo inequivocabile l’assoluta inadeguatezza di Nello Musumeci a ricoprire il ruolo di Ministro della Protezione Civile”. Faraone e le senatrici Annamaria Furlan e Dafne Musolino lanciano una petizione per chiedere che il ministro faccia un passo indietro.

“Non è soltanto l’inefficienza mostrata nella gestione di questa emergenza – sottolineano – ma un lungo e documentato insieme di disattenzioni, noncuranze e omissioni che hanno già caratterizzato i cinque anni del suo mandato alla Presidenza della Regione Siciliana e che oggi si ripropongono, aggravate, a livello nazionale”.

I parlamentari di Italia Viva richiamano il documento con cui, nel 2022, “il Comune di Niscemi trasmise il Piano per l’assetto idrogeologico, nel quale veniva segnalato l’avanzamento della frana proprio nella zona in cui si è poi verificato il disastro”, lo stesso atto citato da La Vardera.

Musumeci: “Lavoro senza precedenti per la Sicilia”

Il decreto con cui, nel 2022, il segretario generale dell’autorità di Bacino Leonardo Santoro integra il PAI inserendo Niscemi come area a rischio molto elevato, viene rivendicato dall’ex assessore al territorio e Ambiente Toto Cordaro: “Grazie all’aggiornamento del PAI – dice Cordaro a LiveSicilia – realizzato dal governo Musumeci la protezione civile stanzia circa 13 milioni di euro per la nuova progettazione per il risanamento della zona”.

“A dicembre 2017 – dice Musumeci – la Sicilia era l’unica regione italiana a non essersi dotata di un’autorità di bacino. L’abbiamo realizzata con il mio governo in 3 mesi. Abbiamo completato il Piano per l’assetto idrogeologico e offerto a tutti i sindaci, primi responsabili della politica urbanistica, di conoscere con dovizia di particolari scientifici le patologie del loro territorio. Per il mio mandato so di aver operato come mai si era fatto prima”.

Il PAI e la pericolosità di Niscemi

“Nel 2022 il Pai ha riconfermato l’alta pericolosità della zona di Niscemi ma era un fatto che si sapeva da oltre 50 anni”, sottolinea il ministro, spiegando che quando lui era alla guida della Regione Sicilia gli fu chiesto di intervenire dal Comune solo “per restaurare la sede del Commissariato e per la strada provinciale che risentiva degli effetti della frana”.

Dal canto suo, il sindaco di Niscemi Massimiliano Conti respinge le accuse di inerzia: “Solo a dicembre del 2025 abbiamo ottenuto i soldi previsti nella fase 2 e 3 della frana di 29 anni fa, per cui ci abbiamo lavorato. – dice – Ad ogni modo ci confronteremo, non voglio polemizzare. In questa fase noi ci occupiamo dell’immediatezza delle esigenze e dell’assistenza dei cittadini”.

E Musumeci lo ribadisce: “Saremmo intervenuti per qualunque altra iniziativa”, ma non ci furono altre richieste. Nel 2018 ci fu un bando nella regione “per la messa in sicurezza del territorio, ma non ci fu richiesta da Niscemi”.
“Io sono arrivato 20 anni dopo la frana. Se nessuno dei sindaci è intervenuto vuol dire che si era convinti che quella frana non avrebbe avuto conseguenze”, conclude il ministro della Protezione civile.

La tensione resta alta, nel frattempo la frana avanza.


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