PALERMO – I nodi della maggioranza, i retroscena della finanziaria. Punti di forza e tensioni, ipotesi giudiziarie e strategie. Passando dal ‘rimpasto’. L’intervista al presidente dell’Ars Gaetano Galvagno.
Presidente, si conclude un anno con l’inchiesta giudiziaria e la richiesta di rinvio a giudizio…
“Non è stato certamente l’anno più bello della mia vita però mi è servito a capire come ragioni la stampa. Per oltre 50 giorni sono stato sulle prime pagine di molti giornali dove si parlava di presunti biglietti omaggio, una macchina a noleggio, un abito, un abbonamento in palestra e persino della droga.
Si immagina? Io la droga…! Bah. Quando mi hanno archiviato tutte le presunte utilità personali e persino il caso del capodanno di Catania nessuno ha mai scritto con la stessa enfasi e la stessa visibilità, credo di avere visto un trafiletto in penultima pagina di qualche giornale che brevemente raccontava qualcosa in tal senso. Ho capito che esiste un processo diverso che per certi versi fa ancora più male ed è quello mediatico”.
La colpa non può essere dei giornalisti. Se tornasse indietro c’è qualcosa che non rifarebbe?
“Essendo estremamente convinto di aver operato sempre all’interno dei confini della liceità e della correttezza, probabilmente rifarei tutto quello che ho fatto. Guardi, le anticipo la domanda: si, sono sereno”.
Ha promesso qualcosa in cambio di qualcos’altro?
“L’unica promessa che ho fatto, è stata quella formulata a inizio legislatura garantendo ai siciliani di mettere il massimo impegno nell’attività che svolgo e credo che anche la relazione di fine anno parli da sola. Sfido chiunque a provare che ci sia stata mai una promessa in cambio di qualcosa”.
Come ha reagito Fratelli d’Italia nei confronti di questa indagine?
“FdI vuole giustamente vederci chiaro. Ricordo che io stesso ho chiesto di essere sottoposto al giudizio dei probiviri del partito per spiegare quanto mi era stato contestato”.
Parliamo della maggioranza di governo regionale: c’è chi in FdI lamenta una disparità di trattamento rispetto agli alleati…
“Ritengo che certamente si deve trovare una nuova armonia o un equilibrio che possa irrobustire la forza di governo per i prossimi due anni e affrontare al meglio le regionali del 2027”.
Quindi parliamo di un rimpasto? Quali sono gli ingredienti?
“Anche, ma è una scelta che spetta al presidente della Regione. Sarà lui a fare le valutazioni necessarie per capire come rafforzare la coalizione. Il presidente dell’Assemblea può essere semmai coinvolto, ma il governatore deve fare questa scelta strategica con gli alleati che lo hanno portato alla sua elezione.
Una scelta importante che avrà refluenze sulle prossime regionali, per questo deve essere valutata in maniera attenta”.
Ha sempre ribadito che per la prima volta le finanziarie sono state approvate nei termini. Ma si è parlato anche dell’attribuzione dei budget anche agli esponenti dell’opposizione
“Lo ribadisco anche se in tanti non capiscono manco di che parliamo. Approvare la finanziaria senza ricorrere all’esercizio provvisorio significa migliorare nel rating, significa dare la possibilità ai teatri di programmare, significa dare certezze ai comuni circa le risorse che avranno a disposizione, significa molto di più di ciò che viene percepito. Sì, nelle scorse finanziarie ogni gruppo parlamentare ha avuto a disposizioni delle risorse per poter presentare degli emendamenti che ritenesse utili da proporre”.
Poi questo meccanismo è stato ‘condannato’ e siamo arrivati alla nuova manovra: con quale sistema?
“Nessun maxiemendamento, nessun accordo, nessun “inciucio”. Si è andati avanti, insomma, su temi di carattere generale: decontribuzione, south working e altre misure per migliorare l’economia. Paradossalmente, forse, la principale mancetta, se vogliamo continuare ad usare questa parola coniata dalla stampa, è proprio quella data al mondo dell’informazione: 5 milioni di euro per il fondo destinato all’editoria, ma è una norma giusta come quelle che vengono fatte per altre categorie altrettanto importanti, anche se poi voi quando si tratta degli altri le chiamate mancette”.
Gli editori rappresentano una categoria professionale, non sono deputati che votano all’Ars. Però c’è stata una notte calda, col suo messaggio che denunciava la bulimia di alcuni alleati e un accordo finalizzato all’inserimento in tabelle di determinate cose
“Vero. Alcuni deputati erano già rappresentati da interventi fatti nelle tabelle, altri invece come la Lantieri, che ha lavorato per 45 giorni su una norma in particolare, ovvero quella sulle endometriosi, se la sono vista stralciare, pertanto ho usato il termine “bocca asciutta” che ha fatto scandalo ma che come potete ben capire scandalo non è”.
Però c’era un ‘clima di odio’, politicamente parlando…
“Sì. Il concetto è sempre lì. Magari odio è esagerato, ma il messaggio alle 4 del mattino con tanta stanchezza lo può giustificare. Tutto sta in quello che ho raccontato sopra. Io deputato che lavoro per 45 giorni senza portare a casa alcuna battaglia sono magari deluso perché vedo magari un collega portarsi a casa anche un semplice emendamento di modifica. Spero di essere stato più chiaro…”.
Cosa dice il regolamento a questo proposito?
“In quel caso più di regolamento dovremmo dire cosa preveda l’accordo con gli altri gruppi.
Ovvero che si sarebbe potuto emendare su quello che c’era al testo e non su quello che non c’era.
Se avessi voluto aggiungere un emendamento, anche per una questione nobile, è un tema aggiuntivo, è discrezione del presidente se metterlo ai voti, ma avevamo concordato che questo non fosse possibile.
Si poteva solo emendare su quello che c’era, erano rimasti sei articoli, ma si parlava della rete idrica, dei Pip, l’unica cosa su cui emendare era un capitolo da incrementare. Ma mi faccia dire una cosa: ho sentito dire ad alcuni colleghi, come se fosse motivo di orgoglio, ‘noi non abbiamo messo nulla in finanziaria’. Ma sei scemo? Allora stai in parlamento per prendere solo lo stipendio… non hai nulla da dire? Non sei in grado di fare proposte di legge e trovare la condivisione dei tuoi colleghi parlamentari? Durante questa manovra ne ho sentite di ogni…”.
Quali nodi restano nella maggioranza?
“Non c’è un nodo in particolar modo che sia all’ordine del giorno, c’è però l’augurio di potersi sedere per capire come affrontare questa parte di legislatura e come volerci approcciare alle nuove elezioni del 2027. Dobbiamo capire su quali temi concentrarci”.
Una cosa da fare subito in Sicilia?
“Certamente occupazione e liste d’attesa, questi sono temi prioritari. Sarei già felice se tutto fosse normale, non migliori di altri, mi basterebbe la normalità in Sicilia per essere felice. Nessuno vive in una terra perfetta, ma possiamo migliorare. Vorrei avere gli standard qualitativi, della media europea.
vorrei la normalità nelle cose. Bisogna partire dalle cose basilari. Bisogna saper camminare per poi incominciare a correre”.
Riuscirete a spianare la strada verso la normalità?
“Credo ci stiamo avviando sempre più verso un percorso di normalità. I segnali ci sono tutti e sono il frutto dei due governi di centrodestra che si sono succeduti. Prima diventiamo “normali” e poi proviamo ad essere anche eccezionali in una terra che, comunque, è già un luogo fantastico, ma sicuramente non per merito di tutti noi”.

