Il 2026 sarà un anno interessante per la politica siciliana. Siamo nella prefazione di quella stagione elettorale che vedrà Politiche, Regionali e Amministrative. Sul ring temporale di molte strategie, nella trama che sviluppiamo, andrà in scena soprattutto ‘l’assalto a Palazzo d’Orleans’, roccaforte dei presidenti della Regione. Ecco i personaggi e gli interpreti in un riassunto delle puntate precedenti.
Il detentore
Il personaggio principale è il detentore del titolo, ovvero l’attuale presidente della Regione, Renato Schifani. Non mancano le carte per la ricandidatura.
A precisa domanda, nella conferenza stampa di commiato del 2025,il presidente ha risposto così: “Sto lavorando. Sulla base delle regole del centrodestra i presidenti di Regione uscenti vengono riconfermati. Se dovessi cambiare idea chiederò di interrompere questa regola, ma sono concentrato sul lavoro e occorrono dieci anni per attuare un programma completo. Non è una rivendicazione, ma un dato di fatto. A me è stato chiesto di scendere in campo, non ho alzato il ditino io”. Dalla sua parte, oltre la regola della riconferma, i numeri che attestano il rilancio dell’economia.
Gli ostacoli? Le fibrillazioni parlamentari, che hanno caratterizzato le ultime prove d’aula, avranno bisogno di un’opera di rammendo e di rilancio della maggioranza con l’orizzonte del rimpasto. Il puntello della Dc potrebbe andare in sofferenza. Ci sono settori che vivono drammi pluriennali, come la sanità. Resta, poi, sul tavolo la questione morale, nata dalle inchieste che, a prescindere dal risvolto giudiziario, hanno raccontato opacità politiche da superare.
Gli sfidanti nel centrodestra
Fino a qualche mese fa, se chiedevi a chiunque nel centrodestra soltanto: che ore sono?, il sorteggiato rispondeva, un po’ spaventato, di botto: “Schifani deve essere ricandidato!”. Come per qualunque altro interrogativo. Si trattava, presumibilmente, di una tattica attendista, di un riflesso condizionato e difensivo, nell’approssimarsi della contesa. Lo scenario è cambiato. Ma chi potrebbero essere gli eventuali sfidanti nella coalizione?
Uno tra i designabili è il forzista Giorgio Mulè, alfiere degli ‘scontenti’, a cominciare proprio da Forza Italia.
Le punzecchiature all’inquilino di Palazzo d’Orleans, su vari argomenti hanno caratterizzato un passato non lontano. In tanti si sono sforzati di interpretare variabilmente una frase del vicepresidente della Camera in tema candidabilità: “Sono figlio di questa terra, orgogliosamente figlio di questa terra e farò tutto quello che questa terra mi chiederà di fare sia all’interno del partito, di Forza Italia, della coalizione, sia comunque a livello personale perché questa è la mia terra e per la mia terra si fa qualsiasi cosa. Io non escludo nulla nella mia vita, se non diventare tifoso della Roma”.
L’attuale presidente ha ribadito a distanza: “Qualunque cittadino residente in Sicilia che abbia superato i 21 anni può candidarsi alla Presidenza della Regione Siciliana – ha detto Schifani -. L’importante è che raccolga a suo sostegno 1.800 firme per la lista regionale e 2.100 per ciascuna lista provinciale che è tenuto a presentare. Auguri”.
Cosa faranno FdI e Lega?
Allargando lo sguardo: Fratelli d’Italia osserva il suo campione di ieri, Gaetano Galvagno, presidente dell’Ars, in un momento politicamente difficile per l’inchiesta che lo chiama in causa. Bisognerà aspettare gli sviluppi successivi, tenendo presente che, negli incastri nazionali, i meloniani diranno la loro, pure in Sicilia. C’è la corrente carsica della nostalgia per l’era Musumeci che serpeggia qua e là.
Il leader della Lega, Matteo Salvini, dal canto suo, si è segnalato per il seguente passaggio: “Chi saranno i candidati nelle prossime Regioni? Ci penseremo a tempo debito. In Lombardia se FdI avrà candidati all’altezza saremo ben felici di prendere in considerazione le loro proposte, come noi in Sicilia avremo qualche suggerimento da dare“.
Gli sfidanti nel centrosinistra
Il nome che viene subito in mente, sul versante opposto, è quello di Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente, molto attivo sui social, promotore di iniziative e campagne a vario titolo. Tuttavia, il centrosinistra di oggi ha in comune appena la necessità dell’opposizione, non mostrando percorsi chiari né sul merito politico, né sul metodo.
Addentriamoci nel cosiddetto ‘campo largo’, ancora erigendo. Anthony Barbagallo, segretario del Pd invita a: “Mettere da parte i personalismi che creano solo danni”. Il pentastellato Nuccio Di Paola avverte: “Prima un programma chiaro su sanità, servizi, lavoro, uso dei fondi regionali. Poi regole di coalizione chiare, rispetto reciproco, lealtà. Solo alla fine si sceglie la persona che deve rappresentare tutto questo. Fare il contrario significa costruire castelli di sabbia che crollano al primo vento”. A occhio e croce sembrano tutti cauti ‘esorcismi’ per il ‘ciclone La Vardera’.
“Altrimenti andrò da solo”
L’interessato, in una intervista con LiveSicilia.it, si è pronunciato: “Sono pronto a mettere da parte i protagonismi e lavorare di squadra per provare a vincere. Controcorrente fa un atto di sacrificio enorme, andando da solo ottimizzerei i voti, faccio questo sacrificio a condizione che il candidato si scelga con regole valide, altrimenti andrò da solo”.
Ci sarebbe poi l’eterna suggestione del cavaliere senza macchia, magari con un robusto pedigree antimafia. C’è chi sussurra che Giuseppe Antoci potrebbe essere della partita.
Sul punto, però, sempre Barbagallo è stato genericamente netto: “Con tutto il rispetto, basta con i miti dell’antimafia. La migliore antimafia va praticata ogni giorno, specialmente in un tempo di scandali e inchieste come questo con un’azione politica credibile”. Non è escluso che il sindacato scenda in campo con il leader della Cigl isolana, Alfio Mannino. Infine, domandone dei domandoni: dove si piazzerà Cateno De Luca? Da qui al 2027 i colpi di scena, sicuramente, non mancheranno.
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