Galvagno, Volo, il broncio di Miccichè: primo round a Schifani

Galvagno, Volo, il broncio di Miccichè: primo round a Schifani

Le pressioni romane sulla giunta sono il prossimo scoglio da affrontare.

PALERMO – La maggioranza d Renato Schifani supera il banco di prova del voto in aula per la presidenza dell’Ars. La corsa ad ostacoli che porterà alla definizione della squadra di governo (l’annuncio dovrebbe arrivare lunedì) tuttavia è appena all’inizio e non sarà una passeggiata. Renato Schifani vive da giorni all’incrocio dei venti (direbbe De Gregori) ma non ha nessuna intenzione di restarne bruciato vivo. Ma andiamo con ordine. L’elezione di Gaetano Galvagno arriva alla seconda votazione: 43 voti di una maggioranza a geometrie variabili

Le truppe di Cateno De Luca in aula fanno da stampella alla maggioranza nella votazione del presidente dell’Assemblea, galeotto fu il rapporto stretto tra Galvagno e Danilo Lo Giudice e il candidato della maggioranza la spunta. Per strada si perdono pezzi: i pasdaran di Miccichè che già in mattinata aveva detto a chiare lettere che non avrebbe votato per Galvagno. De Luca ne approfitta. E adesso il gotha del centrodestra siculo spera di capitalizzare questo vantaggio competitivo e andare ben oltre il fatto episodico (come confermano fonti qualificate).

Nel frattempo il presidente Schifani, schivato il fuoco amico, da una posizione di forza coglie la palla al balzo e rilascia a stretto giro una dichiarazione eloquente confermando l’intenzione di proseguire con lo schema dei deputati-assessori tranne per rare eccezioni (nello specifico sulla sanità, casella che sarà occupata da Giovanni Volo). Parole da leggere, inforcando le lenti della tattica: Schifani lancia un segnale agli alleati che stanno tentando di tirarlo per la giacca. Il vento soffia dalla Capitale. Sono molto forti le pressioni romane dettate da logiche correntizie che arrivano da Fratelli d’Italia, richieste che farebbero implodere la maggioranza. Il duo Lollobrigida-Messina vorrebbe che la casella del Turismo venisse occupata da Francesco Scarpinato (classificato terzo dei non eletti nella lista di Palermo) e Musumeci che vorrebbe portare in dote l’assessorato ai Beni Culturali al ticket Elena Pagana (candidata non eletta ad Enna)- Marco Intravaia: secondo una turnazione di due anni e mezzo a testa. 

A farne le spese sarebbero gli ex musumeciani di ferro Giusi Savarino e Giorgio Assenza. Schifani, dicono, terrà il punto per non farsi mettere all’angolo. Cedere alle richieste dei meloniani sarebbe, nei fatti, una dimostrazione di debolezza oltre che la miccia pronta a fare implodere la maggioranza. 

Lo schema di mediazione dovrebbe riguardare il via libera alla richiesta relativa alle deleghe, ma non ai nomi che i patrioti vorrebbero imporre. Le trattative sono in corso, ma il quadro si andrà definendo meglio nel fine settimana. Schifani adesso dopo avere disinnescato la bomba Miccichè si prepara ad affrontare un nuovo campo minato. Ancora più insidioso.  


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