Gioielli falsi venduti agli anziani, |a giudizio la "banda dei pataccari" - Live Sicilia

Gioielli falsi venduti agli anziani, |a giudizio la “banda dei pataccari”

Venti persone saranno processate in Tribunale. Altre cinque hanno chiesto l'abbreviato. Una trentina le truffe scoperte in mezza Sicilia.

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Qualcuno lo ha definito il maxiprocesso ai pataccari. Il prossimo 6 novembre in venti si dovranno presentare davanti alla quarta sezione del tribunale di Palermo. Sono stati rinviati a giudizio per truffa.

Ecco i nomi: Antonino, Francesco e Gaspare Arizzi; Filippo Genova; Giovanni, Francesco e Maurizio Grillo; Antonino Grimaudo; Francesco Grisafi; Francesco Oliveri, Giuseppe Costantino, Giovanni Barone, Attilio e Gaetano Immesi, Antonino Rizzuto, Gianluca Prollo, Massimiliano Billeci, Antonio Ciresi, Giovanni Burgarello, Salvatore Asta. Hanno, invece, chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato Gaetano Grillo, Domenico e Giuseppe Immesi, Michele Incontrera e Christian Volpe.

L'avvocato Rosanna Vella

L’organizzazione si era specializzata in un classico della “sceneggiata”: convincere le vittime ad acquistare a “prezzi di favore” (dai due ai cinquemila euro) gioielli falsi, spacciati per oggetti preziosi di grande valore. Secondo le testimonianze raccolte dagli investigatori, in alcuni casi i truffatori avrebbero fatto ricorso anche a tecniche di persuasione capaci di indebolire la resistenza mentale delle persone prese di mira. Molte di loro si sono costituite parte civile con l’assistenza dell’avvocato Rosanna Vella.

La vicenda viene a galla nell’ottobre 2008, quando i carabinieri di Castellamare del Golfo bloccano Filippo Genova. Addosso aveva dei fogli bianchi tagliati come se fossero una mazzetta di soldi. Solo la prima banconota era autentica. I carabinieri avviano le indagini e scoprono una trentina di truffe messe a segno a Palermo, Trapani, Alcamo, Sciacca, Mazara del Vallo, Partinico, Ribera, Capaci, Bagheria, Porto Empedocle, Castellammare del Golfo, Erice.

Il modus operandi era tanto ripetitivo quanto efficace. Un finto marinaio straniero avvicinava la vittima di turno, per lo più un anziano. Gli faceva crede di essere appena sbarcato e di avere bisogno di vendere i gioielli di famiglia. A questo punto intervenivano altri tre complici: il fantomatico esperto di pietre preziose, il fasullo compratore pronto a soffiare l’affare a l’anziano se non avesse fatto in fretta, e l’interprete capace di mediare l’acquisto. La vittima correva a casa a prendere i soldi e quando scopriva di essere stato raggirato era ormai troppo tardi”.


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