Ci sono malattie che non dovremmo più vedere e la difterite è una di queste e invece oggi Palermo si trova davanti a una tragedia che ci obbliga a fare i conti con una realtà che per troppo tempo abbiamo cercato di rimuovere.
Una bambina di quattro anni è morta e tra le ipotesi c’è quella della difterite. Gli accertamenti sono in corso, l’autopsia dovrà chiarire le cause del decesso e saranno gli organi competenti a stabilire eventuali responsabilità ma c’è un dato che colpisce e che non può lasciarci indifferenti. Secondo quanto riferito, la bambina non era vaccinata. Io davanti a una notizia del genere non riesco a essere neutrale, non posso esserlo per la mia storia professionale e non posso esserlo per la mia storia politica.
La prevenzione e la difesa dei vaccini
Sono un medico igienista e sono stato direttore sanitario dell’Ospedale dei Bambini di Palermo. La prevenzione, per me non è uno slogan ma è il cuore stesso della medicina. Ho visto quanto può essere fragile un bambino e le famiglie affidarsi ai medici nei momenti peggiori e so una cosa elementare, che la medicina migliore è quella che riesce a evitare che il bambino arrivi in ospedale. Per questo ho sempre creduto nei vaccini e per questo, quando ero deputato, ho difeso l’obbligo vaccinale. L’ho fatto anche quando politicamente sarebbe stato molto più semplice adeguarmi alla maggioranza dei miei colleghi ma non l’ho fatto.
Sono stato contestato da esponenti del mio stesso partito. Sono stato progressivamente isolato e insultato e attaccato sui social dal mondo no-vax. Mi hanno detto di tutto. Ma oggi, davanti a questa tragedia, voglio dirlo senza alcuna esitazione. Rifarei tutto, anzi , lo rifarei ancora più convintamente perché la difterite non è un’opinione e non è una scelta ideologica. Non è una questione di destra o di sinistra. Non è una battaglia tra chi “si fida” e chi “non si fida”.
“Conto salato quando si tratta di bambini”
È una malattia infettiva grave, potenzialmente mortale, contro la quale abbiamo da decenni uno strumento di prevenzione efficace. Questa è la realtà. E la realtà non cambia perché qualcuno scrive sui social che i vaccini fanno male. Un batterio non legge Facebook e una tossina non guarda YouTube. Una malattia non cambia comportamento perché qualcuno ha deciso di non fidarsi della medicina. Questa è la differenza tra la scienza e la propaganda. La scienza può essere discussa, verificata, criticata, la propaganda invece pretende di sostituire i fatti con le convinzioni. E quando in mezzo ci sono i bambini, il conto può diventare drammaticamente salato.
La libertà dei genitori e la salute dei piccoli
C’è poi una parola che viene utilizzata continuamente dai no-vax: libertà. Bene. Parliamo di libertà. Un adulto è libero di assumersi dei rischi per sé. Ma un bambino? Un bambino non decide quali video guardare. Non sceglie quali teorie credere. Non decide se vaccinarsi. La decisione la prende il genitore, ma il rischio lo corre il figlio. È questo che non possiamo più accettare venga nascosto dietro la parola “libertà”. La libertà di un genitore non può trasformarsi nel diritto di esporre il proprio figlio a un rischio evitabile e lo dico da medico, prima ancora che da ex parlamentare. C’è una differenza enorme tra il diritto di avere un’opinione e il diritto di trasformare quell’opinione in una scelta sanitaria che può mettere in pericolo un minore. Su questo dobbiamo essere molto chiari.
“Nessun processo alla famiglia”
Non sto facendo un processo alla famiglia di Palermo. Non conosco tutti gli elementi della vicenda e non spetta a me stabilire eventuali responsabilità. Saranno la magistratura e gli accertamenti scientifici a farlo ma non abbiamo bisogno di aspettare un’inchiesta per ribadire una verità scientifica. Vaccinare significa prevenire malattie, complicanze e morti e non abbiamo bisogno di aspettare che muoia un altro bambino per capire che la disinformazione sanitaria non è innocua.
Per anni abbiamo tollerato troppo. Abbiamo assistito a medici insultati perché difendevano i vaccini. Abbiamo visto la scienza trasformata in un bersaglio. Abbiamo visto persone senza alcuna competenza sanitaria presentarsi come esperti. Abbiamo visto genitori terrorizzati da informazioni false e convinti che il pediatra fosse il nemico. E ogni volta abbiamo risposto con troppa prudenza e con troppa timidezza e con la paura di sembrare “duri”. Io quella paura non ce l’ho perché quando si parla della salute dei bambini, essere chiari non significa essere estremisti, significa fare il proprio mestiere.
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“La vaccinazione non è un atto di fede”
La prevenzione non è una dittatura e la vaccinazione non è un atto di fede. È medicina e la medicina si basa sulle prove. Per questo continuerò a difendere l’obbligo vaccinale, l’ho fatto quando ero in Parlamento e continuerò a farlo oggi. Mi è costato attacchi, isolamento e insulti ma non mi interessa. Se tornassi indietro, rifarei esattamente la stessa scelta. Perché alla fine c’è una domanda alla quale il mondo no-vax dovrebbe rispondere. Che senso ha parlare continuamente di libertà quando a pagare il prezzo delle decisioni degli adulti sono i bambini? Io una risposta ce l’ho. La libertà è un valore enorme. Ma la vita e la salute di un bambino vengono prima.
“A volte vale la pena essere impopolari”
E se per difendere questa idea devo ancora una volta essere chiamato “servo delle case farmaceutiche”, “venduto”, “fanatico” o qualsiasi altra cosa mi abbiano già detto migliaia di volte, va bene. Ci sono battaglie nelle quali vale la pena essere impopolari. Quella per la vaccinazione dei bambini è una di queste. Perchè una società moderna non dovrebbe chiedersi come curare un bambino dalla difterite ma deve chiedersi come abbiamo fatto a permettere che arrivasse fino a quel punto.




