Questo forse fa più male del test sulla qualità della vita, perché ci spiega chiaro e tondo le ragioni di un fallimento che viene da lontano. La Sicilia vanta gli studenti peggiori, secondo i cervelloni dell’Ocse-Pisa (Programme for International Student Assessment). Pessimi nella matematica, rimandati in lettura. E’ una piaga comune al Sud. La munnizza, il degrado sono visibili e descrivono lo sfascio nella sua dimensione fisica. Ma c’è un altro terribile risvolto, angosciante, benché non immediatamente materiale. La sapienza non abita qui. L’apprendimento dell’intelligenza è radicato altrove. Sul rito della consueta occupazione pre-natalizia piomba un chiaro sintomo di fallimento della scuola. I numeri sono numeri e non si discutono. Sono più testardi di ogni protesta, di ogni rivendicazione, di ogni corteo urlato.
Cosa dice la ricerca? Gli studenti di Trento, Friuli Venezia Giulia e Veneto sono tra i più bravi al mondo in matematica, buon per loro. Mentre i quindicenni siciliani occupano un posto basso nella classifica delle ”performance con i numeri” e si piazzano tra Turchia e Romania. Eccellenze al Nordest e prestazioni più scarse al Sud si registrano anche nei campi delle scienze e della lettura. I risultati sulle competenze degli studenti quindicenni, presentati oggi a Roma, mettono in evidenza il divario in tutta la sua drammaticità.
Secondo l’indagine Ocse, Trento è all’undicesimo posto della classifica mondiale per la bravura in matematica. Seguono il Friuli Venezia Giulia e il Veneto. La Sicilia e la Campania sono a livelli infimi, quasi al centesimo posto, vicine alla Romania. Per le cosiddette ‘competenze nella lettura’, la Sicilia occupa una posizione molto più bassa e viene dopo la Repubblica Slovacca.
Ora, ci sono due strade. Qualche prof, qualche ragazzo occupante, qualcuno può confutare la radiografia spietata di una simile analisi? Se sì, lo aspettiamo a braccia aperte. Altrimenti dovremmo concludere con presagi tristi e definitivi tra presente e futuro. E’ vero, c’è la crisi, ma da noi non si tratta solo di fondi o di strutture. E’ in tilt il materiale primario della scuola. E i professori non possono sottrarsi in alcun modo a una onesta ammissione di responsabilità. Dispiace poi per la matematica che in tanti non abbiamo mai amato. Dobbiamo riconoscere che aveva abbastanza ragione quell’insegnante con i capelli bianchi, innamorata di Bach e delle equazioni: chi non capisce la matematica oggi, non capirà il mondo domani.

