PALERMO – Il curriculum di Guido Spina, trafficante di droga e presunto mafioso dello Zen, si arricchisce di una nuova condanna. Un anno di carcere per non essere rientrato in orario a casa. Sconterà la sua pena – questa con le altre – agli arresti domiciliari.
In cella c’è finito una dozzina di volte e altrettante lo hanno mandato a casa. Spina ha subito, infatti, un trapianto di fegato e le sue condizioni di salute sono incompatibili con la detenzione. Come hanno fatto emergere nei mesi scorsi i suoi legali, gli avvocati Francesca Russo e Raffaele Bonsignore, dovrebbe essere ospitato in un entro diagnostico terapeutico (sono centri i clinici indicati dal ministero della Giustizia) che abbia tutti i requisiti necessari per accogliere un malato nelle sue condizioni. E cioè cella singola, docce private, cucina ad uso esclusivo per regolare l’alimentazione, ambiente sterile lontano da possibili infezioni. Un elenco di doverose prescrizioni praticamente impossibile da soddisfare.
Niente carcere, dunque. Né in virtù di questa condanna, arrivata per avere ritardo il rientro nella propria abitazione da cui aveva il permesso di allontanarsi per lavorare. Né in virtù di quella, ben più pesante a vent’anni che gli è stata inflitta il mese scorso. Secondo l’accusa, infatti, trascorreva gli arresti domiciliari per la sua malattia in una villa bunker, a Partanna Mondello. Nel frattempo, dal salotto di casa gestiva un market all’ingrosso della droga con il benestare di Cosa nostra. Ieri mattina era fisicamente in Tribunale. Ha ottenuto un permesso per uscire di casa – non abita più a Palermo – e assistere all’udienza.

